Querelle - Cult

Film del 1982 di Rainer W. Fassbinder, scomodo e maledetto, uscito postumo a pochi mesi dalla morte del giovane (37 anni) e prolifico (40° film!) regista tedesco. Tratto dall’omonimo romanzo di Jean Genet, a cui Fassbinder sceglie di non essere fedele, aggiungendo elementi estranei e fantasie personali. Il marinaio Querelle (Brad Davis), giunto nel porto francese di Brest, su cui svettano simboli fallici, si abbandona a esperienze estreme, mirate a cercare la propria identità. Ad aiutarlo o confonderlo, il fratello ritrovato, la proprietaria di una taverna, Lysiane (Jeanne Moreau), e il tenente Seblon (Franco Nero) segretamente innamorato di lui. Partendo da un racconto più ampio, il regista vuole descrivere la società contemporanea nelle sue dinamiche di sopraffazione, attraverso un incisiva riflessione sul rapporto sesso-potere.



Complice, un eroe fragile, che ritrova una propria dimensione, solo quando accetta se stesso. I meccanismi del melò sono enfatizzati dalla teatralità di una messa in scena volutamente artificiosa, filmata interamente in studio, per ottenere uno stile più classico, alla Douglas Sirk. Funzionale, in tal senso, l’uso drammatico della luce, che illumina, sguardi persi, volti smarriti e gesti disperati, con i colori caldi della passione: rosso, arancio e giallo. Forte e stridente, il contrasto tra l’ingenua estetica da melodramma old-style, e la visione intellettuale dell’autore, fascino e limite di un opera radicale e controversa, testamento di un grande artista, scomparso troppo presto. Senza filtri e compromessi. Epocale.

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