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Visualizzazione dei post da Maggio, 2015

Sarà il mio tipo? - Recensione

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Clément è un professore di filosofia parigino e altoborghese, che suo malgrado, per un anno viene trasferito in una scuola di Arras, nel più sonnolento nord della Francia. Qui incontra Jennifer, parrucchiera single con figlio a carico. Lui legge Proust e cita Kant, lei canta al karaoke, sfoglia riviste di gossip, ed è fan dell’omonima Aniston. L’intellettuale è un cuore in inverno, la popolana è generosa e sognatrice. Cos’hanno in comune? Nulla. Eppur si attraggono e s’innamorano… So già cosa state pensando: è una scontata e zuccherosa commedia romantica! Assolutamente no. Il film di produzione francese, è diretto dal regista belga Lucas Belvaux, che impugnato il genere cinematografico più innocuo e di largo consumo, ne sfrutta le morbide forme come Clément fa con Jennifer, in maniera clandestina e cerebrale.

Youth - La giovinezza - Recensione

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Siamo in un lussuoso albergo con SPA nelle Alpi svizzere, Fred (Michael Caine) noto direttore d’orchestra e Mick (Harvey Keitel) un regista, sono due anziani amici che riflettono sui giorni che gli restano da vivere, osservando l’eterogenea umanità fatta di ospiti, figli e collaboratori che gli gravita intorno. E’ l’occasione ideale per i protagonisti, e per il pubblico, di riflettere su quanto sia prezioso il tempo che passa, di come non dobbiamo sprecarlo con chi non ci ama, e di non dimenticarci mai di godere delle piccole cose. Dopo l’Oscar per “La grande bellezza”, Paolo Sorrentino realizza un percorso emozionale, pacato ma incisivo, che rende emotivamente vulnerabile lo spettatore, obbligandolo a confrontarsi con sentimenti universali, che scopriamo personali. Sin dalla prima inquadratura, le luci e ombre che avvolgono i volti, sembrano dirci che l’identità non ha età. In ogni sequenza, vecchio e nuovo, anziani e giovani, si sfiorano e si attraggono in un confronto intergenerazi…

Mad Max: Fury Road - Recensione

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Trent’anni dopo l’ultimo capitolo, ritornano paesaggi e atmosfere di una saga cult. Sinossi: in un futuro distopico e post-apocalittico, gli outback australiani cedono il passo a un’infinita distesa desertica; ciò che rimane di un mondo un tempo civilizzato è in mano a bande di criminali psicopatici. Una di queste tribù è dominata dal tiranno Immortan Joe, che tiene in pugno il suo popolo razionandogli l’acqua: dovrà fare i conti con l’Imperatrice Furiosa (di nome e di fatto) e con lo straniero Mad Max. MM:FR è un divertente e bizzarro action movie post-atomico, ma alla buona vecchia maniera, con ruvidi numeri acrobatici da stunt e senza tanti trucchi da green screen; anche la computer graphic è (per fortuna) al minimo, e solo funzionale alla storia. Una messa in scena delirante, con roboanti provocazioni visive, che stordisce ma lascia euforici, sia per l’abilità con cui si crea un universo estremo eppur credibile, che per la maniacale attenzione al dettaglio, che restituisce spessor…

Il racconto dei racconti - Recensione

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Coproduzione (Italia, Francia, G.B.) ambiziosa, girata in inglese e dalle mire internazionali, che fonde Barocco, gotico, horror, e novellistica, o come dicono gli anglosassoni: fantasy. Comunque si voglia vedere, trattasi di fiaba popolare, liberamente ispirata a tre dei cinquanta racconti di “Lo cunto de li cunti “, raccolta pubblicata nel 1634 dallo scrittore napoletano Giambattista Basile. Il film inizia con una lunga soggettiva, che sembra voglia accompagnarci all’interno di questo mondo fantastico creato dal talentuoso regista italiano Matteo Garrone. L’espediente tecnico non riesce, però, a farci entrare subito in un universo così complesso, che richiedere tempo, attenzione e pazienza. Storia e messa in scena sono sontuose, e la fissità di alcune inquadrature insegue un evidente vigore pittorico, ma l’autore non cerca scorciatoie spettacolari, e con coerenza (vedi “Reality”) prosegue il suo percorso autoriale.

Forza maggiore - Recensione

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Una famiglia svedese, talmente curata che sembra uscita da uno spot, si concede una settimana bianca sulle Alpi francesi. Durante un pranzo sulla terrazza dell’albergo, una valanga sembra investire Tomas (Johannes Kuhnke) ed Ebba (Lisa Loven Kongsli) con i loro due figli. Per fortuna non succede nulla, tutti stanno fisicamente bene, ma il comportamento del padre, che fugge dinanzi al fenomeno improvviso, abbandonando i parenti, getta scompiglio negli equilibri di coppia, e l’apparentemente lindo nucleo familiare si scopre pieno di lati oscuri…Il regista svedese Ruben Östlund, ha uno stile lucido e geometrico che mi ha ricordato Kubrick. Due gli elementi a favore di questo paragone: le inquadrature fisse con una simmetria e un’attenzione maniacale per la prospettiva, e l’uso funzionale ed emozionale della musica classica, qui Vivaldi, per SK, solo per citare i più famosi, il Beethoven di “Arancia Meccanica” o lo Strauss di “2001: Odissea nello spazio”.

Leviathan - Recensione

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Siamo in una cittadina sulle coste del mare di Barents, nel nord della Russia. Kolya ripara auto, e vive con la moglie Lilya e il figlio Roman in una casa che il sindaco del paese vuole portargli via. Il primo cittadino ha intenzione di sfruttare il terreno a favore di speculazioni edilizie, ma Kolya non ci sta e si ribella. Una pellicola dalle immagini potenti, tra relitti di barche e balene vittime di un potere oscuro, e con la vodka onnipresente, per riempire di quel calore negato dagli affetti familiari. Un dramma teso e doloroso, che impone una visione pessimistica della Russia odierna, in cui l'individuo è talmente indifeso dinanzi al metaforico mostro biblico, che gli rimane solo la rassegnazione. Un uomo piccolo piccolo contro il potere delle istituzioni, che stritola ogni ragione a favore del profitto. Fughiamo ogni dubbio mettendo in chiaro da subito che si tratta di un'opera politica, nulla di male per carità, ma se è vero che i film nascono dalle idee, la trasposiz…

La scomparsa di Eleanor Rigby – Lui - Lei - Recensione

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Opera prima del giovane regista newyorkese Ned Benson, che ha il coraggio di iniziare a farsi conoscere con un progetto ambizioso composto da ben 2 film: “Lui” e “Lei”, in cui si racconta la storia di una coppia di coniugi in crisi a seguito della morte del figlio. I protagonisti sono Conor (un bravissimo James McAvoy) ed Eleanor (Jessica Chastain), ma a supporto c’è un cast di contorno di valore e pregio: Isabelle Huppert, William Hurt e Viola Davis. Noi spettatori vediamo entrambi i punti di vista sulla vicenda, che seguono la stessa linea cronologica e si sovrappongono solo quando i personaggi principali sono in scena insieme. Lo spettatore è libero quindi di scegliere quale vedere per primo, io ho iniziato da “Lui”, scelta che consiglio perché traccia la struttura del racconto. E’ stata distribuita anche una versione unica, “Loro”, col montaggio di una selezione di sequenze, che toglie però senso e fascino all’operazione: da evitare.

Le streghe son tornate - Recensione

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Un branco di disperati, mascherati da artisti di strada, rapina un Compro Oro nella centralissima Puerta del Sol a Madrid. Dopo un rocambolesco inseguimento con la polizia, si ritrovano a Zugarramundi, paesino ai confini con la Francia, abitato da streghe. Il regista basco Alex de la Iglesia, il cui capolavoro rimane “Ballata dell’odio e dell’amore”, crea un’opera sopra le righe come sua abitudine, che alterna momenti comici ad altri splatter. Nella prima parte, quando gioca coi generi del cinema (melodramma, horror, commedia) de la Iglesia si trova ingabbiato in qualche prevedibile schematismo, che nemmeno le trovate della componente visiva riescono a celare, mentre nella seconda, la sua energia creativa e contagiosa trova libero sfogo.