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Visualizzazione dei post da 2012

Ralph Spaccatutto - Recensione

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Ralph, cattivo nel videogame vintage a 8-bit “Felix aggiustatutto”, in realtà si sente buono ed escluso; dopo una poco riuscita analisi di gruppo, in piena crisi d’identità e autostima, viaggia attraverso le consolle di una sala giochi, per vincere una medaglia che dimostri il suo valore. Dopo “Toy Story” ecco “Videogames Story”, ovvero la Disney ricicla l’idea, e mette i più noti protagonisti dei giochi elettronici al posto dei giocattoli. Il film però ha meno anima del suo precursore, anche perché vuole accontentare un po’ tutti: i nostalgici con citazioni anni’80, gli orientali con le suggestioni manga dei go-kart caramellati dello zuccheroso mondo di Sugar Rush, fino agli amanti degli sparatutto, con una bionda guerriera in alta definizione. Non mancano nemmeno i più famosi eroi del genere, da Pac-man a Super Mario, e il product placement delle più note merendine…

Vita di Pi - Recensione

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Pi, interpretato dal debuttante Suray Sharma, è un ragazzo indiano, che con la famiglia, proprietaria di uno zoo, decide di emigrare in Canada, con animali al seguito. La nave giapponese su cui viaggiano però affonda, e Pi si ritrova a convivere/condividere scialuppa e oceano con una tigre di nome Richard Parker. Ang Lee traduce per lo schermo l’omonimo best seller di Yann Martel, impresa fino ad oggi considerata impossibile, sia per leggi del cinema (mai insieme bambini, animali e acqua!) che per gli effetti digitali necessari, figuriamoci in 3D. Un progetto, quindi, ambizioso, che, come già in altre sue opere (vedi “La tigre e il dragone”), il regista taiwanese, costruisce su un magico equilibrio tra forma e contenuto, senza dimenticare lo spettacolo.

Inseparabili - Cult

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Film del 1988 di David Cronenberg, con Jeremy Irons e Geneviève Bujold. Racconta la storia del destino inscindibile di due gemelli, Elliot e Beverly Mantle, ginecologi affermati, che vivono in simbiosi, una condivisione totalitaria e morbosa. L’equilibrio sarà distrutto dalla torbida relazione con l’attrice tossicomane Claire, che strapperà a morsi (vedere per credere) il malato cordone ombelicale. Basata su una storia vera, l’opera espone le tematiche care all’autore: la viscerale mutazione dei corpi, l’alterazione della psiche, le pulsioni sadomaso che si fondono con strumenti metallici (vedi anche, “Videodrome”, “Crash”, “eXistenZ”), qui rappresentati da orrendi strumenti ginecologici.

Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato

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Dopo dieci anni, il regista Peter Jackson ci riporta nella Terra di Mezzo, con la trasposizione cinematografica del libro che è l’ideale prequel del più famoso, e avvincente, “Il Signore degli Anelli”. La domanda, però, sorge spontanea: come ricavare una nuova trilogia da un libro che ha 1/4 delle pagine del suo predecessore? Facile: pescando a piene mani dalle appendici scritte da Tolkien, integrando la narrazione con elementi di continuity, vedi il flash forward con Frodo, o l’incontro a Gran Burrone con Elrond, Galadriel e Saruman, o aggiungendo personaggi tralasciati nella precedente opera, come il naturalista Radagast. Una decisione creativa o commerciale? Aspettiamo gli altri due episodi per giudicare. Per ora possiamo dire che dopo un avvio macchinoso e prolisso, con l’entrata in scena dei 13 nani, il film prende quota, e nella seconda parte ritrova quel respiro epico, degno del miglior fantasy.

Moonrise Kingdom - Recensione

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1965. La sognatrice Suzi e l’instabile Sam hanno 12 anni, s’innamorano e decidono di fuggire; ad inseguirli: un branco di strampalati boy scout kaki guidati da Ward (Edward Norton), lo sceriffo (Bruce Willis), i genitori di lei (Frances McDormand e Bill Murray) e i “servizi sociali” (Tilda Swinton). Wes Anderson, dopo aver sperimentato l’animazione stop motion (con “Fantastic Mr. Fox”, qui recensione), ci delizia nuovamente col suo mondo surreale e colorato, in cui sia i costumi naif che le scenografie pastello, sono studiati nei minimi dettagli, e contribuiscono a definire i protagonisti; ma anche fotografia, montaggio e le meravigliose musiche di Alexandre Desplat, sono perfetti.

Le 5 leggende - Recensione

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La fatina dei denti, il Coniglio di Pasqua, Jack Frost (spirito della neve), Sandman (guardiano dei sogni) e un Babbo Natale, russo e tatuato, che qui si chiama Nord, fanno squadra per combattere l'Uomo Nero. DreamWorks, grazie a una spettacolare animazione, ripropone il classico schema fiabesco che contrappone Bene e Male (qui luce e buio), senza però mai cadere nel banale. Sin dall’incipit, che denota un maturo lirismo visivo, si capisce che i personaggi, le loro emozioni, e non le gag, saranno i protagonisti. Una sceneggiatura, semplice ed efficace per i bambini, che unisce fantasy e azione.

Il sospetto - Recensione

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Lucas (Mads Mikkelsen) vive in Danimarca, ha superato i 40, è divorziato, ma sta provando a ricostruire il rapporto col figlio e inizia a frequentare una collega; il futuro sembra sorridergli, ma il destino incombe. La stupida direttrice dell’asilo in cui lavora, interpreta la fantasia di una bambina e la muta in un’accusa infamante: Lucas ha abusato della piccola Klara; nessuno ha prove certe, ma il sospetto contagia, con virulenta furia, il piccolo paese, rovinandogli la vita. Purtroppo, anche quando potrebbe prevalere il buonsenso, subentra l’ipocrisia di una comunità ottusa e resa cieca da una paranoia collettiva.

The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 2

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Finalmente. L’ultima parte di uno dei successi più immeritati della storia del cinema. Dal 2008, anno del primo episodio “Twilight”, la saga ha macinato incassi, fidelizzato nuovi fans e trasformato l’inespressiva Kristen Stewart nell’attrice più pagata di Hollywood (sic!). Questa volta siamo alla resa dei conti, i vampiri buoni americani, aiutati dai licantropi, affrontano i vampiri cattivi italiani (i Volturi), con aggiunta di superpoteri: che quest’anno fanno cassa. Insomma, non manca nulla, dallo strip di Jacob (Taylor Lautner) ai baci tra Bella e Edward (Robert Pattinson) che invocano l’eternità, dalla bambina in pericolo, dal nome impronunciabile (Renesmee), alla maschera grottesca di un Michael Sheen, ai minimi storici di carriera.

Argo - Recensione

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1979. Il tirannico scià dell’Iran, scappa e si rifugia negli Stati Uniti. I seguaci di Khomeini invadono l’ambasciata USA e prendono in ostaggio tutti, tranne sei funzionari, che trovano rifugio nell’ambasciata del Canada. Come riportarli a casa? Fingendo di girare un film di fantascienza intitolato “Argo”. Ben Affleck si conferma più credibile come regista, e dopo il cult “Gone baby gone”, e il buon poliziesco “The town”, si lancia in una sfida ancor più ambiziosa. Un’opera che mischia rigoroso impegno, suspense e un pizzico d’ironia, supportata da un’ottima messa in scena e da un incalzante montaggio. Interessante anche la riflessione metacinema, su come la fabbrica dei sogni, ne “costruisca” di veri e utili.

Amour - Recensione

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Palma d’oro Cannes 2012. Due insegnanti di musica in pensione, Georges (bravissimo Jean-Louis Trintignant) e Anne (magnifica Emmanuelle Riva) vedono sparire la serenità, causa un ictus che colpisce la donna; da quel momento, sarà un crescendo emotivo umiliante, che spoglia di dignità e illusioni i due protagonisti. La sinossi del film, fa pensare subito ad altre opere prevedibili, che di solito finiscono a lacrime facili; non è così. La domanda, però, sorge spontanea: il sadico (come lo definì Moretti) regista austriaco Michael Haneke, cosa può aggiungere di nuovo? La risposta è: ovviamente, il suo duro e spiazzante sguardo. Da grande autore qual é, con estrema onestà e coerenza, mette da subito in chiaro toni e modi dell’opera, con un iniziale squarcio temporale sull’epilogo.

Skyfall - Recensione

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Abbiamo dovuto aspettare quattro anni (causa bancarotta MGM) per il ritorno del più famoso agente segreto con licenza di uccidere, ma ne è valsa la pena. In quest’avventura, James Bond (Daniel Craig) soffre il peso fisico/morale del suo lavoro e i servizi segreti si trovano sotto attacco, obiettivo: eliminare M (Judi Dench). Grazie a Sam Mendes, regista premio Oscar per “American Beauty”, il film è in perfetto equilibrio tra passato e futuro, se il primo lo impone l’anniversario (50 anni!) e non mancano le citazioni (l’Aston Martin di “Goldfinger”), il futuro cerca nuove strade, rielaborando i cliché della saga. Meno gadget, Q diventa un giovane hacker e persino il machismo dell’eroe è messo in discussione.

Io e te - Recensione

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Dopo quasi 10 anni da “The dreamers”, Bertolucci ritorna al cinema con un film tratto dall’omonimo libro di Niccolò Ammaniti. Lo fa tenendo a battesimo due attori giovanissimi, Tea Falco e l’esordiente Jacopo Olmo Antinori. I loro personaggi sono figli dello stesso padre, ma di madri diverse, entrambi sono soli e bisognosi d’affetto, e di aiuto. Lei ha problemi di droga, lui è introverso e non sa socializzare. Le circostanze li obbligano a una convivenza forzata, nello spazio claustrofobico di una cantina, facendogli scoprire di aver bisogno l’uno dell’altra.

Vivere e morire a Los Angeles - Cult

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Dopo un poliziesco capolavoro anni ’70 come “Il braccio violento della legge”, che gli valse l’Oscar alla regia, William Friedkin, nel 1985, decide di riproporre la sua visione pessimista e violenta del genere, in un decennio, quello degli anni ’80, in cui invece andavano di moda toni leggeri e immagini patinate. La storia: l'agente federale Chance (William Petersen) vuole vendicare la morte del collega di pattuglia, in gergo “il gemello”, catturando il falsario Masters (Willem Dafoe), a fargli da spalla il nuovo collega Vukovich (John Pankow), ma presto le circostanze prendono il sopravvento...Una caccia all’uomo, in cui il confine tra giustizia e legalità diventa labile, e bene e male si fondono, tra improvvise sparatorie e adrenalinici inseguimenti d’auto.

Killer Joe - Recensione

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Presentato alla Mostra del cinema di Venezia nel 2011, arriva solo ora nelle sale, “Killer Joe”. Il film racconta la storia dello spacciatore Chris (Emile Hirsch) che per saldare un debito, pianifica l’omicidio della madre, per intascarne i soldi dell’assicurazione sulla vita. Ad aiutarlo, il killer, Joe (Matthew McConaughey), il padre Ansel (Thomas Haden Church), e la matrigna Sharla (Gina Gershon), ovviamente, nulla andrà come previsto. La struttura dell’opera ricorda molto i fratelli Coen, in particolare “Fargo”, anche qui degli idioti di provincia si ritrovano in situazioni più grandi di loro, che sfociano nel grottesco.

Io sono l'amore - Cult

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Il film del 2009, diretto da Luca Guadagnino, è un caso anomalo nel panorama del cinema italiano. Presentato al festival di Venezia, viene snobbato/stroncato, esce nelle sale, ma raccoglie pochi spiccioli. A sorpresa, trova gloria all’estero, tanto che nei paesi anglossassoni, per l’eleganza della messa in scena, scomodano il calligrafismo di Visconti, e da molti critici esteri viene considerato un capolavoro. Ambientato nella Milano dei nostri giorni, ritrae i membri di una ricca famiglia d’industriali, i Recchi, la cui madre, Emma, è interpretata dalla poliedrica Tilda Swinton (qui anche produttrice). I protagonisti sono costretti dai rituali borghesi, a reprimere la propria natura e a indossare una maschera, subendo un’impotenza affettiva dettata da rigide ipocrisie, che sfociano in fragili ambiguità. Finché un giorno arriva Antonio (Edoardo Gabriellini), cuoco, amico di uno dei figli, che porta ciò che mancava: l’amore. Quali saranno le conseguenze?

Paranorman - Recensione

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Dopo noiosi prodotti serializzati ed omologati (qui recensione) e mezze delusioni (qui recensione), l’animazione 2012 sembrava proprio dover chiudere un anno nero, in passivo. Invece, arriva nei cinema “Paranorman”, un'originale e provvidenziale sorpresa, già cult. Film prodotto e disegnato dallo stesso team che ci regalò un gioiello come “Coraline”, altro film in stop motion, che conferma il fascino di una tecnica antica ma versatile. Norman, bambino deriso e incompreso, perché vede i morti, si ritroverà a fronteggiare un’invasione zombie, insieme ad un gruppo di altri freaks: l’amico obeso, una bionda svampita, il palestrato lobotomizzato e un bullo sensibile…, scoprirà che i veri mostri, sono tutti coloro che hanno paura, e non colgono la ricchezza della diversità.

Un sapore di ruggine e ossa - Recensione

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Dopo il successo de “Il profeta” (qui recensione) torna il regista francese Jacques Audiard, con un melo’ crudo, ma poetico, e due protagonisti borderline. Lo sbandato Ali (Matthias Schoenaerts), con figlio a carico, conosce per caso Stephanie (Marion Cotillard), che però, qualche giorno dopo, rimane vittima di un incidente sul lavoro, subendo l’amputazione delle gambe. Un'empatia strana nasce tra i due, in cui l’irruente fisicità di Ali compensa la confusa fragilità di Stephanie. Attraverso un doloroso percorso sentimentale, che non fa mai rima con banale, entrambi matureranno perdono e redenzione.

Il fascino discreto della borghesia - Capolavoro

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Capolavoro del 1972 diretto dal regista spagnolo Luis Bunuel. Racconta la storia di tre coppie parigine che tentano di consumare un pasto in compagnia, senza mai riuscirci. Circostanza che permette al regista di mettere alla berlina i tre pilastri della società (borghesia, polizia, chiesa), e l’altezzosa ipocrisia, della classe sociale più odiata, in un periodo di profondi cambiamenti politico-sociali. Un anarchico gioco ad incastri che manipola sogno e realtà, trasformandoli in “sur-realtà”, uno spazio oltre, in cui l’autore trova terreno fertile, rivoluzionando i canoni della commedia e smascherando i suoi personaggi.

L'era glaciale 4 - Recensione

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I continenti iniziano a separarsi, insieme ad alcuni dei protagonisti; riusciranno a riunirsi e a sfuggire a una banda di pirati? A grande richiesta, d’incassi e marketing, una nuova avventura del mammut, bradipo e tigre, più famosi dell’animazione CGI. Nonostante il vistoso calo qualitativo, la serie glaciale continua inesorabile, migrando dall’ironico al demenziale, dal sense of houmor all’only for the money.

Reality - Recensione

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Luciano, pescivendolo ingenuo di Napoli, vive di espedienti, e per accontentare i figli, fa il provino per partecipare al Grande Fratello. Riuscirà a dare una svolta alla propria vita? Vincitore del Grand Prix della giuria all'ultima edizione del Festival di Cannes, un film immerso nei colori saturi di uno sfarzo cafone, che parte con note fiabesche, per diventare ben presto una commedia degli orrori. Garrone adotta uno stile virtuoso e diretto, depurato da inutili estetismi, che fa sue le lezioni del Neorealismo, con una macchina da presa che sta addosso ai protagonisti e alle loro facce buffe. Volti che spesso diventano maschere grottesche, smaniose di riscatto, ma ingabbiate in una personale visione di realtà che diventa ossessione e paranoia.

Salvatore Giuliano - Capolavoro

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Film del 1961 diretto da Francesco Rosi, regista sottovalutato, e meritatamente premiato lo scorso 31 agosto alla Mostra del cinema di Venezia, col Leone d’oro alla carriera. “Salvatore Giuliano” non è la storia del famoso bandito, ma la Storia della Sicilia del dopoguerra, flagellata da criminalità, corruzione, ignoranza e movimenti indipendentisti. Ambientato nei veri luoghi della vicenda, il film lascia ai margini Giuliano, partendo dalla sua morte (5 luglio 1950) per poi muoversi tra più punti di vista, e sovrapposte linee temporali, nel periodo 1943-1960. La complessa narrazione richiede quindi molta attenzione, lo spettatore deve avere un ruolo attivo nell’indagine, facile, altrimenti, perdersi tra tanti nomi, luoghi e situazioni.

Magic Mike - Recensione

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Magic Mike (Channing Tatum) fa lo stripper nel Club di proprietà di Dallas (Matthew McConaughey), conosce il giovane Adam (Alex Pettyfer) a cui insegna il mestiere, ma soldi, droga e donne complicheranno tutto. Bando ai pregiudizi. E’ vero, un film sugli spogliarellisti, già a priori gode di poco credito, e i momenti kitsch e s-cult non mancano, ma è pur sempre diretto dal regista premio Oscar/Palma d’oro, Steven Soderbergh, le cui opere non lasciano mai indifferenti. Il suo è uno sguardo privo di moralismi, valorizzato da una fotografia livida e da una camera eclettica, capace di catturare, con la stessa empatia, i corpi scultorei che si vendono e gli sguardi disperati, sullo sfondo di un’America in crisi economica.

Pietà - Recensione

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Uno strozzino senza pietà tortura i suo debitori per fargli intascare soldi dall’assicurazione, che poi riscuote, finché un giorno incontra una donna che dice di essere sua madre. Kim Ki Duk (da recuperare "Ferro 3"), dopo alterne fortune, torna con quest’opera e vince il Leone d’oro a Venezia 2012. Il regista, grazie ad un accurata messa in scena e ad un uso “emotivo” della macchina da presa, ci fornisce la sua personale e coerente visione sul sentimento del titolo, constatandone l’assenza in un mondo ormai ostaggio del capitalismo, in cui le piccole realtà produttive devono far posto alle multinazionali, le botteghe ai grattacieli.

L'avventura - Capolavoro

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Film diretto nel 1960 da Michelangelo Antonioni; ne rappresenta il punto di svolta della sua carriera. Anna (Lea Massari) parte per una gita in barca col fidanzato Sandro (Gabriele Ferzetti) e l’amica Claudia (Monica Vitti), ma il viaggio, più che fisico, sarà esistenziale. Girato tra le isole Lipari e l'entroterra siciliano, il film ebbe una produzione sofferta, prima italiana poi francese, un’accoglienza fredda dalla critica a Cannes e accuse di oscenità dall’Italia. Un’opera da interpretare che spesso spiazza lo spettatore, in bilico tra digressioni sul binomio uomo/donna e sul dualismo ragione/istinto, con poche risposte logiche (Che fine ha fatto Anna?).

Prometheus - Recensione

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Anno 2089. Due scienziati scoprono nelle caverne le mappe stellari che indicano un pianeta da cui trarrebbe origine la razza umana. Anno 2093. Finanziati da un miliardario, e guidati da un equipaggio eterogeneo, si recano in missione per scoprirne i segreti. Prequel, newquel o reboot? La campagna marketing non lo svela, il regista nemmeno. Ridley Scott, a fine anni settanta, e al suo secondo film, mescolò il filone fantascientifico con l’horror, entrando nella storia del cinema. Lo ritroviamo nel 2012, capace ancora di costruire suggestioni visive, e pellicole ben confezionate, ma la caparbietà stilistica degli esordi ha lasciato il posto ad una bolsa stanchezza.

Ribelle - The Brave - Recensione

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PPP. Prima Principessa Pixar cercasi: e fu scelta Merida. Un’originale ambientazione scozzese, una protagonista intrepida e maschiaccio, dalla chioma rosso fuoco, e un titolo che promette un’avventura epica; basi ideali affinché la Pixar ritrovi la freschezza di scrittura di “Toy Story”, “Wall-E” e “UP”, dopo il dimenticabile “Cars 2”. Niente di tutto questo. Un film dalle due anime, in cui la prima parte punta a schemi non convenzionali nel genere, che però vengono subito ”addomesticati” (da mamma Disney?) nella seconda.

Furyo - Cult

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"Furyo" è un film del 1983 del regista Naghisa Oshima, divenuto famoso qualche anno prima per l’erotismo de "L'impero dei sensi", ed è ambientato nel 1942, in un campo di concentramento giapponese per prigionieri britannici, sull’isola di Giava. Cast internazionale che annovera la rockstar d’occidente David Bowie e quella d’oriente Ryuichi Sakamoto, (autore anche della famosa colonna sonora), insieme ad un giovane Takeshi Kitano. Il giovane comandante Yonoi (Sakamoto), frustrato dalla rigida disciplina militare, cova pulsioni represse, per il maggiore Celliers (Bowie), che sfoga con sadiche punizioni. Celliers, però, con un gesto eclatante metterà a nudo i segreti di Yonoi, dandogli pubblico disonore.

Bella addormentata - Recensione

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Accompagnato da polemiche già in fase produttiva, arriva il nuovo film di Marco Bellocchio, che al ventisettesimo lungometraggio (da vedere il recente capolavoro “Vincere”), sfida se stesso, e senza chiusure, affronta un argomento tabù come l’eutanasia. La triste vicenda di Eluana Englaro, che trovò il suo epilogo il 9 febbraio 2009, rimane sullo sfondo, mentre si elogia la libertà di scelta, con un equilibrio neutro tra visione laica e religiosa. Il film fa riflettere anche sull’arroganza mediatica, che trasformò una delicata vicenda privata in un processo pubblico, in cui ognuno, con la “propria” verità assoluta in tasca, prendeva posizioni radicali e fomentava scontri ideologici, classe politica in primis: spesso dimostrando inadeguatezza morale ed etica.

Madagascar 3 - Recensione

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Grande successo di pubblico, per l’ultimo (?) capitolo della serie con protagonisti quattro animali fuggiti dallo zoo di New York. Questa volta l’avventura si sposta a Montecarlo e in un circo che fa tappa pure nel colosseo (!). Fantasia al potere dunque, condita da un frenetico montaggio, musiche trascinanti e un caleidoscopio di colori lucenti. Ma non basta. La prima mezz’ora è simpatica, ma presto le rutilanti gag dimostrano di avere il fiato corto, i nuovi personaggi poco carisma e la noia sopraggiunge inesorabile.

I 10 film più belli ANNI '80 - Classifiche

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Come promesso, di seguito la prima classifica per decennio, partiamo dai mitici ANNI ’80! Di seguito i 10 film più belli, da vedere, avere e recuperare; ovviamente secondo il mio parere. Voi che ne pensate?

Scarpette rosse - Cult

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Opera fondamentale del 1948, premiata con 2 premi Oscar: musica e scenografie, e maggior successo delle produzioni The Archers, marchio che riuniva il duo Michael Powell ed Emeric Pressburger. Esemplare espressione del melodramma cinematografico, è un vero e proprio cult movie, amato da registi quali Coppola, DePalma e Scorsese, che nel 2009, con Thelma Schoonmaker, ne ha finanziato il restauro, salvando le brillanti cromie, create dal direttore della fotografia Jack Cardiff. Una storia di romanticismo estremo, ma anche una raffigurazione radicale del confronto vita/arte, che impone un sacrificio attraverso l’aut aut imposto alla ballerina Vicky Page (Moira Shearer) dal neo-marito Julian (Marius Goring) e dal suo geloso e maligno impresario, Boris Lemontov (Anton Walbrook). Sintomatica, in tal senso, la frase di quest’ultimo a Vicky: “l’impressione di semplicità, si raggiunge solo con un’estrema sofferenza del corpo e dello spirito”.

Il cavaliere oscuro – Il ritorno - Recensione

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Dopo 8 anni di esilio, Batman è costretto a ritornare in servizio, a Gotham ci sono nuovi problemi e nuovi cattivi. I fratelli Nolan, al terzo capitolo della loro saga sull’uomo pipistrello, anziché sparare gli ultimi fuochi artificiali a scapito della storia, come in altri cine-comics (Spider-man, X-Men), gettano addirittura le basi per un nuovo inizio: puntano, vedono e alzano la posta! Risultato: una sceneggiatura fiume, che semina situazioni e personaggi estremi, e ancora una volta ridisegna confini e schemi del genere. Due ore e quaranta minuti, per un ambizioso e schizofrenico accumulo d’immagini e contenuti (a rischio overdose), che mostra un eroe in pena, una Gotham allo sfascio e limita l’azione a un paio d’inseguimenti/scazzottate, a favore di dialoghi densi e di qualche lungaggine.

Pirati! Briganti da strapazzo - Recensione

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L’inglese Aardman, dopo l’ingiusto insuccesso di “Giù per il Tubo” e il dimenticabile “Il Figlio di Babbo Natale” in CGI, torna ai cartoon di plastilina, che con “Wallace & Gromit”, la resero celebre. Siamo nel 1837, l’Inghilterra è governata da un’isterica Regina Vittoria, che manco a dirlo odia a morte i pirati. Intanto, il protagonista, Capitan Pirata, insieme alla sua ciurma di reietti, tenta di conquistare titoli e fama da brigante. Sequenze surreali, humour british, citazioni cinefile (“The Elephant Man” di David Lynch!) e un ritmo forsennato, ne fanno un prodotto divertente, per tutte le età.

Quando la moglie è in vacanza - Cult

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Oggi 05/08/12 è il 50° anniversario della morte di Marilyn Monroe e, visto anche il periodo, questo è il primo film che me l’ha fatta ricordare. Pellicola del 1955, tratta dall’omonimo spettacolo teatrale del ’52, titolo originale “The seven year itch” (il prurito del settimo anno), che risponde alla domanda: cosa combinano i mariti in città, mentre le mogli sono in vacanza coi figli? Un film sull’adulterio: tema su cui all’epoca il rigido codice Hays e il dilagante conservatorismo, non ammettevano certo facili ironie. Ragion per cui, la trama venne fortemente censurata e rimpolpata con siparietti onirici, in cui il protagonista sogna di far sua “la ragazza” “rapidissimo e vorace”, o di essere un latin lover in una parodia del bacio sulla spiaggia di “Da qui all’eternità”. Prima opera in Cinemascope di Billy Wilder, una delle poche a colori (ai quali il regista preferì sempre l’espressionismo del bianco e nero); è incorniciata da variopinti titoli, firmati dal mitico Saul Bass (cito s…

Lo specchio della vita - Cult

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Uno dei cult assoluti del cinema anni cinquanta e ultimo film del regista Douglas Sirk. Mélo ostentato ed elegante, fecondo di spunti drammatici e morali: scontri di classe, ipocriti egoismi e una manifesta intolleranza razziale, accompagnano la vita dell’aspirante attrice Lora Meredith (Lana Turner) e della domestica di colore Annie Johnson (Juanita Moore). E’ evidente, nel dipanarsi della vicenda come le possibilità che offriva la società dell’epoca, siano impari e inique: la piccolo borghese, e madre mediocre Lora, arriva al successo, mentre la povera e umile Annie, è destinata all’infelicità. Opposte anche le sorti delle rispettive figlie, Susy (Sandra Dee) viziata ma sola, e Sarah Jane (Susan Kohner), frustrata e soffocata da una madre opprimente. La fastosa e raffinata messa in scena, dall’impeccabile stile camp, valorizzata da Cinemascope e Technicolor, è, di fatto, la terza protagonista della pellicola.

E.T. - Capolavoro

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30° anniversario per il film più visto degli anni 80, uno dei maggiori incassi della storia del cinema, il più personale di Spielberg: basterebbe questo per presentare “E.T.”, ma la sua unicità sta in ben altro; ma andiamo con ordine. 1982. I film per ragazzi non hanno più seguito, ma Spielberg decide di realizzare un suo sogno, commissionando una sceneggiatura a Melissa Mathison (ex moglie di Harrison Ford) conosciuta sul set de “I predatori del’arca perduta”. La storia parla di un extraterrestre smarrito sulla Terra e ospitato da un bambino, il difficile però, è come rendere credibile, l’incredibile. E.T. fu costruito in 7 mesi dal nostro Carlo Rambaldi, che ne realizzò tre modelli, 2 elettronici e uno meccanico, quest’ultimo manovrato da 12 uomini, attraverso cavi lunghi 6 metri, che passavano sotto il set. Una sfida produttiva, girata a basso budget (10 milioni di dollari), ma con gran cuore. Sin dall’inizio, Spielberg rivela una notevole dimensione espressiva, che coinvolge a liv…

I 10 film piu’ attesi Stagione 12-13 - Classifiche

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Visto che me lo chiedono spesso, e giusto per avere un promemoria per i prossimi mesi; di seguito la classifica dei 10 film più attesi Stagione 12-13. Che ne pensate?

Full metal jacket - Capolavoro

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Paris Island. Carolina del sud. Campo di addestramento marines, corso di 8 settimane. Plotone 3092. Alle reclute vengono rasati i capelli, tolta l’identità, col cambio di nome (Joker, Biancaneve, Cowboy…) e sottoposti alla violenza verbale (monologhi ormai cult), psicologica e fisica, dall’esaltato e intrattabile sergente Hartman, interpretato da Lee Ermey, vero ufficiale dei marines, e consulente militare. Più che un film di guerra, un film sulla guerra, che trasforma giovani uomini in assassini. Kubrick parte da un insolito punto di vista, ed entrando nei severi rituali dell’esercito U.S.A., esplora la metamorfosi di chi, attraverso un manipolante lavaggio del cervello, viene brutalizzato per imparare ad uccidere. Anche qui ritroviamo un ampio uso della steadycam su carrello, come in “Shining” (qui recensione). Qualsiasi altro regista sarebbe andato a filmare nelle Filippine, ma Kubrick, che odiava viaggiare, decise di girare a Londra.

The Amazing Spider-Man - Recensione

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A 5 anni dall’ultimo film sul più amato super-eroe Marvel, arriva un reboot, con cambio del cast artistico e tecnico, che dovrebbe, come recita la frase di lancio, mostrarci “la storia mai raccontata”, del mitico tessiragnatele: non è proprio così. Dopo un inedito, ma fugace, preambolo, si ritorna al già visto, e la sceneggiatura offre pochi nuovi spunti. Per quanto rigurda il cast, Rhys Ifans (il cattivo Lizard) è sprecato, Emma Stone (Gwen Stacy) non si è ancora capito se ci è o ci fa, mentre, volenteroso e credibile, risulta Andrew Garfield, che batte in espressività il precedente Spider-Man, Tobey Maguire, riuscendo a trasmettere le umane insicurezze del suo personaggio.

I 10 film più belli Stagione 11-12 – Classifiche

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Come ormai abitudine (vedi graduatoria 10-11), a fine stagione arriva la classifica dei 10 film più belli, da vedere, avere e recuperare; ovviamente secondo il mio parere. Voi che ne pensate?

Rock of Ages - Recensione

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Siamo nel 1987, a Los Angeles, l’ascesa della musica rock si scontra con i perbenisti, capitanati dalla frigida (?) Catherine Zeta-Jones, in mezzo la storia d’amore tra i giovani Sherrie (Julianne Hough) e Drew (Diego Boneta). Giusto per essere chiari, due sole cose si salvano: Tom Cruise,magnetico, impetuoso e autoironico, al punto giusto, nei panni della stravagante rockstar Stacee Jaxx, e la musica. La colonna sonora è potente ed energica, e diverte, grazie a riusciti mash-up, tra gli altri, di “More then words” degli Extreme, “Wanted Dead or Alive” dei Bon Jovi, e “Paradise City” dei Guns 'n Roses.

Una separazione - Recensione

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Una storia ambientata nell'Iran odierno. Nader e Simin, marito e moglie, ottengono il premesso di espatrio per loro e la figlia. Nader vuole però rimanere col padre affetto dal morbo di Alzheimer, Simin, arrabbiata va ad abitare con i suoi genitori. Una separazione che ne porterà tante altre, ed innescherà una spirale di conseguenze imprevedibili, che segnerà tutti i personaggi, mettendone a nudo debolezze, egoismi e meschinità. Il regista, Asghar Faradhi, si rivela un ottimo narratore, e attraverso una forma realistica, sin dall’incipit in soggettiva, obbliga il pubblico ad “essere giudice”.

Ran - Capolavoro

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Diretto nel 1985 dall’allora 75enne Akira Kurosawa, è un grandioso affresco, e una rilettura orientale, del Re Lear di William Shakespeare. Ambientato nell’epoca feudale giapponese, narra la storia dell’anziano principe Hidetora, che divide il suo regno fra i tre figli: Taro, Jiro e Saburo. Questo scatenerà una guerra fratricida, fomentata anche, dalla spietata e assetata di vendetta, Kaede, in un crescendo di caos e follia (entrambi significati della parola giapponese Ran). Ad accompagnare Hidetora in questo viaggio nel delirio, il giovane buffone di corte, che ne rappresenta la coscienza, e lo deride, aumentandone il senso di colpa, per gli orrori passati, causa degli attuali. Il Maestro Kurosawa, col suo grande talento narrativo e visivo, fa parlare le potenti immagini attraverso la simmetrica disposizione dei cromatismi, di pittorica bellezza.

Querelle - Cult

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Film del 1982 di Rainer W. Fassbinder, scomodo e maledetto, uscito postumo a pochi mesi dalla morte del giovane (37 anni) e prolifico (40° film!) regista tedesco. Tratto dall’omonimo romanzo di Jean Genet, a cui Fassbinder sceglie di non essere fedele, aggiungendo elementi estranei e fantasie personali. Il marinaio Querelle (Brad Davis), giunto nel porto francese di Brest, su cui svettano simboli fallici, si abbandona a esperienze estreme, mirate a cercare la propria identità. Ad aiutarlo o confonderlo, il fratello ritrovato, la proprietaria di una taverna, Lysiane (Jeanne Moreau), e il tenente Seblon (Franco Nero) segretamente innamorato di lui. Partendo da un racconto più ampio, il regista vuole descrivere la società contemporanea nelle sue dinamiche di sopraffazione, attraverso un incisiva riflessione sul rapporto sesso-potere.

W.E. - Recensione

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Madonna (leggi il mio focus), alla seconda prova da regista, dopo l’eccentrico “Sacro e Profano” del 2009. Il film racconta la leggendaria storia d'amore tra Edoardo VIII (James D’Arcy), e l'americana Wallis Simpson (AndreaRiseborough), che s’intreccia con quella contemporanea di Wally (Abbie Cornish). Lasciando da parte i pregiudizi verso una superstar che si dà alla regia, diciamo pure che la prima parte, che getta le basi della storia, e punta tutto su un’accuratissima messa in scena (giustamente candidata agli Oscar), affascina e coinvolge, grazie anche a una sinuosa macchina da presa; ma presto si scopre che dietro alle immagini patinate c’è poca sostanza….

Brazil - Capolavoro

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Film del 1985, diretto da Terry Gilliam. Il protagonista è Sam Lowry (Jonathan Pryce), un remissivo impiegato del Ministero dell'Informazione, sognatore intrappolato in un sistema da incubo; in un piccolo ruolo, Robert De Niro, nei panni di un idraulico, “libero professionista sovversivo”. 20:49, da qualche parte, nel 20° secolo, una bomba fa esplodere la vetrina di un negozio di TV, uno degli schermi sopravvive, e attraverso di esso, apprendiamo che la causa è la “mancata sportività” dei terroristi, incapaci di comprendere, che in una “società libera”, l’informazione deve penetrare dovunque! Le case sono invase da tubi e cavi elettrici, la burocrazia prevale sui sentimenti, e il sospetto genera fiducia(!?), a scapito dell’amore. Un mondo dominato da un’estetica televisiva e dall’apparire (le grottesche ed estreme plastiche facciali), in cui una strage di corpi, si nasconde dietro un paravento, per non disturbare una cena al ristorante, e gli schermi dei computer sono dei vetri ch…

Fanny & Alexander - Capolavoro

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Film del 1982, e ultima opera distribuita nei cinema italiani, del regista svedese Ingmar Bergman. Originariamente pensato per la TV, durava 5 ore, poi rimontato per il cinema, per una durata di 3 ore. Candidato a 6 Oscar, ne vinse 4: film straniero, fotografia, scenografia, costumi, mancando la sceneggiatura e soprattutto la miglior regia al Maestro Bergman, andata a James L. Brooks per “Voglia di tenerezza” (sic….!). 1907, l’agiata famiglia Ekdahl, festeggia insieme il Natale, immersa nell’opulenza, e negli infiniti convenevoli carichi d’ipocrisia, al centro, la figura forte della nonna Elena, vera portavoce del regista, che riunisce i figli Oscar, Carl e Gustaf Adolf, libertino innamorato della vita. Opera autobiografica,il pastore Vergérus, rappresenta il padre-padrone di Bergman, che gli impartì una rigida educazione, inculcandogli senso di colpa e peccato. Film summa dei temi cari al regista.

C'era una volta in America - Capolavoro

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Film del 1984, diretto da Sergio Leone, con Robert De Niro, James Woods e Elizabeth McGovern. Racconta, nell’arco di quarant’anni (dagli anni venti ai sessanta), le gesta criminali di un gruppo di piccoli delinquenti di New York. Noodles (De Niro), cervello della banda, rinchiuso in una fumeria d’oppio, viaggia attraverso il Tempo, tra cronaca, sogno e grandi temi universali. Una recherche du temps perdu, che richiama Proust, e si perde nelle parabole esistenziali, ma anche un potente affresco tragico, formidabile dal punto di vista narrativo. Leone è un maestro nel creare tensione, basti citare la scena in cui lascia squillare un telefono, per 3 minuti e 40secondi, su più cambi scena. Opera fondamentale, che anticipa di un decennio, gli elementi, poi tipici, del cinema anni 90;

Marilyn - Recensione

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1956. Colin Clark, 23 anni, terzo aiuto-regista sul set de "Il principe e la ballerina", diventa, amico e confidente di Marylin Monroe, e assiste allo scontro fra due mondi, due facce della stessa medaglia, ma non dello stesso cinema…: la rigida impostazione teatrale di Sir Laurence Olivier, contro la sensuale procacità della diva Marylin. 2011. Dal libro di memorie di Clark, viene tratto un film interpretato da Sir Kenneth Branagh (Olivier) e dall’americana Michelle Williams (Monroe); stavolta le cose vanno meglio, ed entrambi vengono candidati all’Oscar per questa parte.Impeccabile il primo, nel tratteggiare l’inflessibile prepotenza dell’attore-baronetto, coraggiosa la seconda nell’accettare un ruolo “scomodo” e complesso. Lasciando da parte ogni pregiudizio, va riconosciuto che l’interpretazione non si limita alla sinuosa e ammiccante imitazione, ma riesce a trasmettere la spontanea e sensuale allure della diva. Regia semplice e lineare, di stampo televisivo, del debutta…

Scarface - Cult

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Film del 1983, diretto da Brian De Palma, su sceneggiatura cruda di Oliver Stone, e remake dell’omonimo film del 1932, diretto da Howard Hawks e Richard Rosson. Nel 1980 sbarcano ben 125.000 cubani in Florida, tra cui molti carcerati, causa: la politica anti-americana di Castro; tra loro, Tony Montana (Al Pacino), lo sfregiato, ufficialmente "rifugiato politico", di fatto, criminale in carriera. L’ambientazione di Miami, tra immigrati cubani e boss del narcotraffico, da subito rende netto il contrasto tra comunismo e capitalismo. Tony, rozzo e di umili origini, è un personaggio “bigger than life”, estremo e violento, insegue un “sogno americano criminale”, il cui motto è “the world is yours”, tradotto, da lui, in “mi prendo il mondo e tutto quello che c’è dentro”. Vero e proprio simulacro, dell’impero economico costruito, la cafonissima villa, monumento al tamarrume pop-déco, il cui ingresso, volutamente, sembra il palco di un teatro, su cui si sta per recitare una tragedia.…