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Visualizzazione dei post da Maggio, 2016

Persona - Capolavoro

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Trama: L’attrice Elisabeth Vogler (Liv Ullmann) si ammutolisce nel bello di una rappresentazione di Elettra. L’interprete è ricoverata in una clinica e poi, seguita dall’infermiera Alma (Bibi Andersson), in una casa su un’isola, la desolata Fårö, luogo reale di residenza del regista. Opera, quindi, di natura autoreferenziale che nasce dalla manifestazione di uno stato d’ansia vissuto dallo stesso Ingmar Bergman, che trova nel cinema una necessaria azione salvifica. Incipit: Un proiettore viene acceso, la pellicola scorre libera fuori dalla bobina trascinando con sé fotogrammi senza tempo. Un bambino accarezza un’immagine femminile costituita da due volti: due donne che si fondono in una duplicazione irraggiungibile, che allude a una madre assente. Prologo iper-cinefilo, tra immagini simboliche (il ragno), subliminali (un pene eretto) e religiose (una mano inchiodata). Il sogno (cinema) diventa un messaggio dell'Inconscio (di Bergman). L’evoluzione visiva diventa ipnotica attravers…

Julieta - Recensione

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Julieta, professoressa over 50, sta per trasferirsi col compagno Lorenzo da Madrid al Portogallo. Durante una passeggiata incontra Bea, vecchia amica della figlia Antia. Le rivela che la ragazza, che non vede da anni, ha tre figli e sa che la madre vive ancora nella capitale spagnola. L’incontro fortuito darà il via a un viaggio nei ricordi di famiglia, a ricomporre i pezzi di una simbolica foto strappata. Prima però bisogna attraversare il mare di Ulisse…sovrastato da minacciosi nuvoloni digitali. Almodóvar e il melodramma (al femminile) erano un binomio talmente (con)vincente che pensavamo inscindibile. Tre anni fa, invece, il ritorno alla (pessima) commedia con “Gli amanti passeggeri”, e oggi al dramma tout court. Lo stile è riconoscibile dai forti contrasti cromatici, la carta da parati anni ’70, l’habitué Rossy de Palma e nell’ottima direzione attoriale: eccellente Emma Suarez, che interiorizza il vissuto doloroso di una donna lacerata. I risultati, invece, sono ambigui. Le provo…

Au hasard Balthazar - Capolavoro

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Francia, anni ’50. Nella campagna ai piedi dei Pirenei, due bambini, Jacques e Marie, si legano in un'infantile "promessa d'amore" dinanzi al loro animale “domestico”: l’asino Balthazar. Diventata adolescente, la ragazza subisce le vessazioni del teppista Gèrard*, lo sfortunato somaro viene venduto, e passando da un proprietario all’altro subisce le peggiori angherie. Il destino del ciuco, purtroppo, correrà parallelo a quello della giovane, in un legame simbiotico ben simboleggiato nella scena in cui Marie accarezza e bacia l’animale.‘Au hasard Balthazar’ è un gioco di parole che si può liberamente tradurre con ‘Alla deriva Balthazar’. La pellicola è girata dal regista franceseRobert Bresson in un bianco e nero suggestivo ed espressivo, che in ogni scena emana poesia. E’ un racconto che procede per elissi, frammentando azioni e razionalità di un’umanità allo sbando. Qualsiasi vezzo stilistico viene annullato, in favore di una ferma e ascetica ricerca di naturalezza,…

La pazza gioia - Recensione

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Beatrice Morandini Valdirana (Valeria Bruni Tedeschi) logorroica nobildonna dal passato glorioso, e Donatella Morelli (Micaela Ramazzotti) ex cubista tatuata e madre dal doloroso vissuto, s’incontrano a Villa Biondi, una clinica psichiatrica in Toscana. Solitudine e disperazione accompagnano le giornate di queste due donne affette da disturbi mentali. La loro, è una vita strappata, che cova slanci di euforia e sogna la fuga. Nascerà così un’imprevedibile amicizia e un reciproco sostegno. Paolo Virzì, tre anni dopo “Il capitale umano”, thriller sociale discontinuo, ritorna con un progetto dal contenuto morale encomiabile ed esente da facili sentimentalismi. “La pazza gioia” è un film che si lascia amare, perché la regia adotta lo sguardo di un padre bonario che osserva le peripezie dei suoi personaggi, soffrendo e sorridendo con loro. E’ un occhio attento e disincantato, che lascia l’impronta di uno stile brillante. Il regista toscano ci stupisce, inoltre, sfatando ben due chimere del …

X-Men: Apocalisse - Recensione

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E' il sequel di X-Men - Giorni di un futuro passato, e racconta uno degli eventi più significativi e complessi dell’intero universo Marvel. Questa volta i nostri eroi si scontrano con Apocalisse (Oscar Isaac), ovvero il primo mutante, nonché semidio, che ha fatto la sua comparsa nella scena post-credit dell'ultimo capitolo. Nel suo delirio di onnipotenza ha creato i quattro cavalieri dell'apocalisse: Magneto (Michael Fassbender-Guerra),Tempesta (Carestia), Psylocke (Pestilenza) e Arcangelo (Morte). Gli X-Men guidati da Mystica (Jennifer Lawrence) e dal Professor X (James McAvoy) dovranno salvare la razza umana dall'estinzione. E Wolverine (Hugh Jackman)? Tranquilli, appare in un fan service cameo. Una storyline ancor più epica delle precedenti, dai toni biblici, che permette al regista Bryan Singer di nutrire il franchisee dei cinecomics con decine di personaggi, roboanti scontri, salti spazio-temporali e qualche licenza poetica.

Tempo di divertimento - Play Time - Capolavoro

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Film francese diretto da Jacques Tati e ambientato in una Parigi del futuro dominata dal caos tecnologico. Trama: Un gruppo di stranieri arriva in un’ultramoderna Ville Lumière, poco caratteristica e molto internazionale, nella quale incontrano gli abitanti, e dove si muove, confuso e sbigottito, il personaggio più noto interpretato dal regista: monsieur Hulot. Tutti i protagonisti però, si ritrovano ben presto in un’azienda che in realtà è una prigione di vetro in cui la trasparenza è solo un’illusione... L’architettura di questo mondo, inoltre, abbatte i confini tra privato e pubblico, interiore ed esteriore e vira verso un’impersonale standardizzazione che rischia di uccidere l’identità. Il regista ci mostra, infatti, degli esseri umani che si muovono come automi, ripetono gesti meccanici e sono ormai condannati a uniformarsi. Prima che l’umanità rimanga bloccata in una rotonda-giostra, Tati ci aiuta a comprendere meglio quella meravigliosa creatura che è l’uomo; come da lui stesso…

Money Monster - L'altra faccia del denaro - Recensione

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Lee Gates (George Clooney) è l’arrogante conduttore dello show televisivo che fornisce il titolo al film. L’esperto economico regala dritte sugli investimenti finanziari, grazie al supporto della regista Patty Fenn (Julia Roberts). Durante una diretta, irrompe nello studio l’arrabbiato Kyle Budwell (Jack O’ Connell), armato di pistola ed esplosivo, che ha visto sfumare i suoi risparmi in un investimento consigliato dal programma. Il suo obiettivo non è vendicarsi, ma sapere il perché ha perso tutti i suoi soldi. I nostri schermi ospitano sempre più spesso pellicole che sono dei duri atti d’accusa contro la speculazione finanziaria e la sua drammatica evanescenza, con connessi, e spesso oscuri, termini tecnici (vedi La grande scommessa). La talentuosa attrice Jodie Foster, giunta alla sua quarta regia, si concentra invece sulle motivazioni che portano a notevoli sbalzi negli andamenti di un titolo; vuole andare all’origine, conoscere le cause che portano a bruciare i risparmi di una vi…

Il diritto del più forte - CULT

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Film tedesco del 1975 diretto da Rainer Werner Fassbinder. Trama: Franz Biberkopf, ma tutti lo chiamano Fox, è un giovane gay che fa la “testa parlante” al Luna Park. Rimasto senza lavoro, tenta la sorte e vince 500.000 marchi alla lotteria. Il ragazzo, attraverso un antiquario rimorchiato nei bagni pubblici, conosce Eugene, figlio d’imprenditori col quale inizia una relazione. Il proletario Fox sarà così introdotto negli ambienti dell’alta borghesia di Monaco che tenterà d’”istruirlo” piegandolo ai propri voleri. Il protagonista è interpretato dal regista stesso, vista la sua identificazione nella storia, che si rivela un interprete essenziale e incisivo. Il suo Fox è un uomo semplice che crede nel vero amore e nelle piccole cose, ma dovrà fare i conti con l’insaziabile ansia di apparire di una classe sociale votata a un’“etica” capitalista. Eugene, non premedita il male che fa a Fox, semplicemente segue la sua natura feroce, che sfrutta le risorse altrui. Franz, sfruttato e umiliato…

Al di là delle montagne - Recensione

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Cina, Capodanno 1999. I giovani di Fenyang festeggiano l’arrivo del nuovo millennio; tra essi una bella commessa, un arrogante affarista e un umile minatore. Dalla reciproca frequentazione nasce un triangolo amoroso destinato a dividerli. I compagni d’infanzia all’inizio convivono nel quadro, ma uno di loro è sempre sfocato o guarda altrove, la disarmonia che inizia a insinuarsi trova così un’efficace quanto delicata espressione visiva. Gli amici simboleggiano passato e tradizione (Tao), il futuro capitalista (Zhang) e un presente malato (Liangzi) e comunicano tre modi diversi di affrontare questa decadenza affettiva, nell’ordine: rassegnata, indifferente e con un fermo rifiuto. Il film è diviso in tre capitoli, ambientati nel 1999, 2014, 2025 ma ripresi in tre diversi formati: 4:3, 16:9 e wide screen. Il regista cinese Jia Zhang-ke compone una visione sospesa tra coordinate spazio temporali, che producono una curva esistenziale dall’inesorabile andamento decrescente. La sua è una Cin…

Captain America: Civil War - Recensione

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Inizia la Fase 3 del Marvel Cinematic Universe (leggi Disney). Questo film si colloca in linea temporale immediatamente dopo gli eventi narrati in Avengers: Age of Ultron. Steve Rogers (Chris Evans), Tony Stark (Robert Downey Jr.) e company, sono costretti a fare i conti con i danni collaterali causati dalle loro precedenti azioni eroiche. I politici reclamano una commissione delle Nazioni Unite che decida quando è necessario il loro intervento. Tutti i nostri paladini sono d’accordo? No, e si troveranno divisi in due opposte fazioni, guidate da Captain America e Iron-Man, che si fronteggeranno nella Civil War.Il terzo episodio del Cap è in realtà un Avengers2.1 senza Hulk e Thor, con aggiunta di Ant-Man, la new entry Pantera Nera e introducing l'ennesimoSpider-Man. Il disastro di Sokovia del precedente cine-comic, diventa espediente narrativo e spunto ideale sul quale costruire il corso degli eventi.

The dressmaker - Il diavolo è tornato - Recensione

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E’ il 1951, e in un piccolo paese in Australia fa ritorno Tilly Dunnage (Kate Winslet), sofisticata stilista in carriera dalle blasonate collaborazioni, con un passato doloroso e un segreto da svelare. La nostra eroina si dovrà scontrare con una realtà chiusa e ostile, che addirittura le attribuisce una maledizione. A darle una mano c’è la derelitta madre Molly (Judy Davis), un belloccio (Liam Hemsworth) innamorato di lei e un poliziotto en travesti (Hugo Weaving). Al grido di “Sono tornata, bastardi” prende il via un revenge movie che si scoprirà essere deliziosamente grottesco. La regista Jocelyn Moorhouse, assente da anni dietro la macchina da presa, ritorna a dirigere una pellicola in cui non si capisce se prevale il coraggio o l’incoscienza. I salti mortali di genere, tono e stile sono molteplici. Una disinvoltura creativa che sovente genera confusione, sfidando l’incredulità dello spettatore.