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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2017

La la Land - Recensione

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Nella Los Angeles dei nostri giorni, Mia (Emma Stone) fa la cameriera nel bar di uno studio cinematografico, ma intanto fa provini sperando di diventar attrice. Sebastian (Ryan Gosling), aspirante musicista jazz, sbarca il lunario suonando nei ristoranti, ma vuol aprire un locale tutto suo. Una serie di sfortunate coincidenze li farà ‘ scontrare’ e innamorare. Non rimane che realizzare i comuni sogni, ma si sa, la dura realtà è fatta di compromessi e il successo impone radicali rinunce. La vita è come una jazz session dove ognuno può essere solista, un ‘rebel without a cause’ che brucia dinanzi alla passione. Quella scintilla che fa ardere il sacro fuoco dell’arte, ha però spesso un prezzo troppo alto da pagare. Il musical ai tempi di You Tube comincia con un folgorante piano sequenza che sembra un liberatorio flash mob in cinemascope; eppure il film ci riserva ben altro, come un esuberante e magico numero di tip tap da cineteca. Dopo l’ambiguo Whiplash, il regista Damien Chazelle oma…

Dopo l'amore - Recensione

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Dopo 15 anni d’amore, Marie (Bérénice Bejo) e Boris (Cedric Khan) si separano, continuando, tuttavia, a vivere nella stessa casa con le due piccole figlie. Lei è intransigente lui arrogante, e ogni occasione è buona per uno scontro a viso aperto. Il perpetuo oggetto del contendere è il valore economico da attribuire alla casa costruita insieme, che i due si contendono per vie legali; in tal senso, è etimologicamente più pregnante il titolo originale: “L'Economie Du Couple”.  Quelle quattro mura diventano il palcoscenico, dove, tra lotte di classe, reciproche provocazioni e ricatti emotivi va in scena la crisi matrimoniale. Il regista belga Joachim Lafosse, costruisce una credibile “zona di guerra”, rappresentando gesta e situazioni nelle quali molte ex coppie non faticheranno a riconoscersi. Al cineasta, comunque, non interessano motivazioni o conseguenze del divorzio, bensì analizzare le modalità che portano a un inevitabile allontanamento.

Arrival - Recensione

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Louise Banks (Amy Adams) è una linguista di fama mondiale che insegna all’università. Un giorno atterrano dodici Ufo sparsi in altrettanti luoghi del pianeta, e la docente viene assoldata, insieme al fisico Ian Donnelly (Jeremy Renner), dal colonnello Weber (Forest Whitaker). I due studiosi saranno a capo di un team di scienziati che cercherà di entrare in contatto con gli alieni per comprendere il motivo della loro visita. Unici simboli per comunicare, molteplici variazioni di un cerchio…Un incipit di chiara matrice esistenziale ci consegna la cifra dell’opera: un dramma sci-fi che attraversa le coordinate spazio temporali di cuore e mente…Un mix di due generi, coraggiosamente sospeso tra scienza e spiritualità, che il regista Denis Villeneuve dirige con essenziale umanismo, costruendo un’estetica funzionale e ricercata che lascia parlar le immagini ancor prima delle parole. La protagonista, infatti, vessata da perpetue suggestioni luttuose, riempirà i silenzi d’interni grigi e spogl…

The Founder - Recensione

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Illinois, 1954. Ray Kroc (un istrionico Michael Keaton) è un commesso viaggiatore di frullatori, che visita le tavole calde d’America alla disperata ricerca di clienti. Un giorno incontra i fratelli McDonald, che possiedono un chiosco di hamburger gestito con un innovativo metodo di loro invenzione, detto Sistema Espresso. Kroc coglie il potenziale per un franchising, e propone l’affare ai due uomini. E’ la nascita dell’impero miliardario dei fast food. La lineare regia di John Lee Hancock, purtroppo, si affida agli schemi più ovvi del biopic, ma con cautela sceglie l’essenzialità dei fatti di cronaca. Certo l’assenza di giudizio è logica e lecita, tuttavia, il riflettore puntato sul solo protagonista getta un’ambigua ombra sull’intera operazione.

Silence - Recensione

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Siamo nel 1639, e le autorità giapponesi opprimono chiunque pratichi la religione cristiana. Giungono in Europa voci di un pastore in crisi: padre Ferreira (Liam Neeson). Due gesuiti portoghesi (Andrew Garfield e Adam Driver) partono quindi verso l’Oriente per scoprire se il loro maestro spirituale ha abiurato. L’intera opera è la rappresentazione del tormentato rapporto tra il regista e la sua religione, si veda la continua e snervante lotta tra interiore ed esteriore, tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere. Silence, inoltre, provoca gli stessi fedeli, stimolando la riflessione sul valore di troppe facili assoluzioni, o sulla superficiale ricerca di un paradiso che diventa quotidiano purgatorio. Martin Scorsese mette così in scena la totale assenza di segni divini, eppur se ne percepisce la presenza in ogni fotogramma.

Il cliente - Recensione

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A Teheran vivono Emad e Rana, una coppia di attori che porta in scena “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller. Causa l’imminente crollo del palazzo in cui vivono, i due si trasferiscono in una nuova casa. Una disattenzione, però, costringe Rana a subire un atto di violenza che metterà a dura prova certezze e valori, scatenando una serie di tragici eventi. Il nuovo film dell’iraniano Asghar Farhadi (Una separazione, Il passato) è ancora un “cinema di frontiera”, perché indaga il sottile confine tra giustizia e vendetta, vittima e carnefice. Nelle pellicole del cineasta, infatti, non esistono buoni e cattivi, ma solo esseri umani che come tali sbagliano. È incredibile l’abilità del regista nel trasformare dei piccoli gesti quotidiani nelle sliding doors del destino dei suoi personaggi. Il film è un thriller che esaspera i rapporti affettivi instaurando nello spettatore un’etica inquietudine.

Sing - Recensione

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Il Koala Buster Moon è un impresario teatrale squattrinato che per guadagnare qualche soldo, e pagare i debitori, organizza un talent show con tanto di montepremi. I volantini che pubblicizzano la gara contengono però un refuso, e il premio in palio passa da 1.000 $ a 100.000 $. Manco a dirlo, alle audizioni si presentano in tantissimi, e la voglia di realizzare i propri sogni fa il resto, ma cosa significa aver successo? L’IlluminationEntertainment sta sempre più divenendo una valida alternativa a mamma Disney. Lo Studio dei Minions, con Sing e la sua città di animali antropomorfi realizza, di fatto, una versione cantata di Zootropolis. Non aspettatevi, tuttavia, numeri musicali estemporanei stile musical, le canzoni sono sempre funzionali al racconto, e a intrattenere c’è il meglio della musica pop degli ultimi anni. I personaggi, inoltre, non hanno solo una bella voce, ma anche un vissuto privato che inevitabilmente influenza il percorso artistico.

Il GGG - Il grande gigante gentile - Recensione

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A Londra, in una notte buia, strane ombre si muovono in città. La piccola Sophie, ospite di un orfanotrofio, è ancora sveglia e dalla finestra scorge qualcosa di enorme. Per la bambina sarà l’inizio di una magica avventura nel Paese dei Giganti. Il film è tratto da un racconto del 1982 scritto da Roald Dahl, ed è l’ultima sceneggiatura della compianta sceneggiatrice di E.T. Melissa Mathison. Il GGG è un’opera che stimola l’immaginazione con continui slanci visivi, e conferma il talento di un regista che a 70 anni tiene ancora il passo delle evoluzioni tecniche. Steven Spielberg non si lascia però sopraffare dagli automatismi dei software, ma piega il digitale alla sua visione, permeando il quadro con i suoi tratti distintivi: suggestive retroilluminazioni, movimentati piani sequenza e volti sbalorditi. La motion capture sul bravo Mark Rylance, inoltre, dona al protagonista un’impressionante espressività, che spesso uguaglia quella umana. Il cineasta possiede una leggerezza di tocco ch…