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Visualizzazione dei post da Settembre, 2015

Breakfast Club - CULT

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Pellicola del 1985 diretta dal compianto John Hughes. Storia: Sabato, 24 marzo 1984. Liceo di Shermer, Illinois. Cinque studenti vengono puniti e obbligati a passare la giornata a scuola col preside, e un bidello. Questi ragazzi si definiscono un cervello, un atleta, un caso disperato, una principessa e un criminale. Dovranno scrivere un tema dal titolo: chi sono io? A interpretare gli allievi indisciplinati troviamo 5 teen idol dell’epoca: Molly Ringwald, Emilio Estevez, Anthony Michael Hall, Ally Sheedy e Judd Nelson. I personaggi rappresentano cinque stereotipi dei teenager, ma sono ben definiti e complessi, e chiunque può riconoscersi. Tutti a quell’età pensavamo il mondo girasse intorno a noi, eravamo arroganti e insicuri, e avevamo bisogno di rifugiarci in un ruolo. La causa poteva essere il cattivo rapporto coi genitori o la pressione agonistica e scolastica a cui già si viene sottoposti, ma la voglia di ribellarsi era la stessa.

Un mondo fragile - Recensione

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Un uomo, ormai anziano, torna a casa dopo diciassette anni per assistere il figlio malato. Al suo arrivo, il vecchio Alfonso ritrova l’ombra indurita di quella che un tempo era la sua sposa, e una nuora e un nipote che non conosceva. La situazione ambientale è estrema, e l’unica possibilità di sopravvivere è allontanarsi da quel luogo, ma i legami con la propria terra d’origine sono troppo forti. I protagonisti abitano in una casa nel mezzo di un mare di canne da zucchero, che sembra quasi un'isola, e aggiungerei vulcanica, infatti, piove cenere e al suo interno sgorga un denso magma di pulsanti sentimenti contraddittori, che inesorabile, brucia ogni speranza. E' una storia di persone semplici che si confrontano con una dolorosa quotidianità e con i loro fantasmi emotivi, ma quando cala il sole, quel microcosmo umano si ammanta di un lirismo notturno e di onirici simbolismi. Delicato e importante, il rapporto che s'instaura tra nipote e nonno, che solo grazie a piccole cos…

Fa' la cosa giusta - CULT

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Uno dei film più controversi nella storia del cinema, che non smette, ancor oggi, di suscitare dibattiti. Senza mezzi termini, nel 1989, Spike Lee smascherò la fragile tregua armata che teneva in piedi le relazioni razziali in America. Sin dai lunghi e arroganti titoli di testa, di fatto un videoclip stile MTV sulle note di "Fight the Power” dei Public Enemy, s’intuisce che stiamo per assistere a uno dei lungometraggi più politici mai prodotti da Hollywood. La storia si svolge nell’arco temporale di un solo giorno, il più caldo dell’estate, a Bedford-Stuyevesant, quartiere all-black di Brooklyn. Unici bianchi della zona: dei coreani che gestiscono un negozio di frutta e verdura, e l’italoamericano Sal (Danny Aiello), con i suoi figli, Vito e Pino (John Turturro). Sal è il proprietario di una pizzeria, in cui lavora Mookie, un giovane nero interpretato dallo stesso Lee. Sarà proprio il suo personaggio, attorno al quale ruotano visione e climax dell’opera, a mandare in frantumi la …

Per amor vostro - Recensione

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Napoli. Anna (Valeria Golino) trova lavoro in TV, farà la gobbista in una soap opera. Tra un cartello e l’altro dovrà vedersela con Ciro, il collega che l’ha preceduta, il marito violento (Massimiliano Gallo) e l’attore Michele Migliaccio (Adriano Giannini), che vuole avere una storia con lei. Il film ha fatto vincere, a una brava Golino, la Coppa Volpi come miglior attrice al 72° Festival di Venezia. Anna è una donna complessa e sfaccettata, generosa e ingenua, che si butta però, senza rete, in situazioni più grandi di lei. Ne esce un personaggio ambiguo, che ben rappresenta le mille contraddizioni della città partenopea, e di quella parte della sua società, che pur onesta, sceglie l’ignavia, fingendo di non vedere le malefatte di chi gli sta vicino. Una Napoli dipinta come un angolo d’inferno, un girone dantesco dove umani e ambienti esprimono un conflitto forse insanabile, eppur nella trasposizione, non v’è mai traccia di giudizio morale.

Inside Out - Recensione

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Film d’animazione3D, diretto da Pete Docter (già regista di Monsters & Co. e Up) e prodotto dai creatori di Toy Story e Wall-e. Attraverso le cinque emozioni primarie (Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura) dell’undicenne Riley, vedremo come si adatterà al trasloco forzato dal rurale Minnesota al trambusto di San Francisco, causa lavoro del padre. Quanto i sentimenti possono influenzare la nostra vita? Un viaggio nella psiche, con una sceneggiatura creativa e intelligente, zeppa d’idee geniali, che costruisce continue e ulteriori sottotrame, che ben s’innestano nel racconto. Un’avventura dai tempi comici ed esistenziali perfetti,diventa lo spunto per la rielaborazione di un rapporto affettivo: quello con i genitori. Ognuno di noi è in costante evoluzione, accumula impressioni, esperienze e suggestioni che non sempre è facile gestire. Spesso la nostra mente sviluppa degli schemi, che poi si scoprono illusori.

Amy - Recensione

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Cos’hanno in comune Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain e Amy Winehouse? Sono tutti cantanti, purtroppo, deceduti a 27 anni, un destino quindi, tristemente nefasto nel mondo della musica. La cronaca la conosciamo tutti: il 23 luglio 2011 la cantautrice britannica, viene trovata morta nel letto di casa sua. Per raccontare la sua vita, Asif Kapadia, con piglio schietto, realizza un documentario in cui monta documenti d’archivio e interviste con voce off (bene!). Il regista inglese non fa sconti a nessuno, e per più di due ore si assiste impotenti al disfacimento fisico ed emotivo di un grande talento. Un’artista maledetta, nel senso romantico del termine, che conduce uno stile di vita provocatorio e autodistruttivo, e il cui genio si spegnerà prima che ne maturi tutto il valore. Il film percorre in ordine cronologico tutta la carriera della cantante, mostrando molte immagini inedite, anche concesse dalla famiglia.

Dove eravamo rimasti - Recensione

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California. Ricki (Meryl Streep) è una matura signora che di giorno fa la cassiera al supermercato, e di sera la scatenata chitarrista in una rock band. Il gruppo suona storiche (ma anche moderne...) hits in bettole di provincia, frequentate da sparuti gruppi di losers. Per rincorrere la sua “carriera” musicale, Ricki ha però trascurato la famiglia; l'improvviso divorzio della figlia Julie (Mamie Gummer*), e l'ex marito Pete (Kevin Kline) la costringeranno a fare i conti col passato. Film scritto e diretto da due premi Oscar: Diablo Cody (Juno) e Jonathan Demme (Il silenzio degli innocenti), filmmaker mai banale, che ha saputo imporre il suo personale e umano sguardo a Hollywood, con costante coerenza.

Come le foglie al vento - Capolavoro

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Pietra miliare del genere melò, e vero e proprio classico del Cinema. Girato nel 1956 da Douglas Sirk, è considerato, a ragione, il suo capolavoro e una delle più camp guilty pleasure per cinefili. La storia racconta un “quadrato amoroso”, tra un milionario alcolista (Robert Stack), la sua segretaria (Lauren Bacall), il suo migliore amico (Rock Hudson), e sua sorella ninfomane (Dorothy Malone). Con questo film si gettano le basi di quelle che diverranno le più note soap da prima serata della TV: “Dallas” e “Dynasty”, che non cogliendone l’aspetto parodistico, ne riproporranno intrighi, situazioni e life-style. La pellicola possiede tutti i carichi e confettati colori di una tipica produzione in studio dell’Hollywood anni ’50. Interni ed esterni appaiono (volutamente) finti, tra falsi scenari (le sponde del fiume) e sfondi dipinti (Miami), si celebra l’antitesi del realismo.

Taxi Teheran - Recensione

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Iran. Un giorno in giro per Teheran sul taxi guidato dal regista Jafar Panahi, con i suoi eterogenei passeggeri che offrono gli spunti per un’analisi della società iraniana, e dei suoi anelli deboli: l’uguaglianza dei sessi, la dittatura, la pena capitale, la “giustizia”. Panahi, dopo il suo arresto nel 2010 per propaganda anti-islamica, con il divieto di realizzare film per vent'anni, continua a sfidare la censura, cercando ogni volta di eluderne le strette maglie. Una microcamera nascosta garantisce sicurezza e la pluralità di punti di vista, e il taxi diventa un non-luogo di transizione, ideale per far implodere una palpabile tensione metaforica, le contraddizioni di un paese, e il desiderio di un cambiamento sociale che garantisca maggiori diritti civili. Le due lunghe sequenze in soggettiva, che aprono e chiudono la pellicola, reclamano sguardo e attenzione dello spettatore, chiamato a una visione pro-attiva. Orso d'oro2015 a Berlino. TT è stato girato in 15 giorni con la…

Fuochi d’artificio in pieno giorno - Recensione

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Arriva finalmente in Italia il film che ha conquistato l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 2014. Storia: 1999, nella provincia Nord della Cina vengono ritrovati pezzi di un cadavere in vari distretti minerari. A indagare viene chiamato l’ispettore di polizia Zhang Zili, che dopo pochi giorni, ma col sacrificio di alcuni colleghi, cattura i colpevoli. Cinque anni dopo però si apre una nuova pista che rimette in discussione tutto. Zhang, ancor traumatizzato, dovrà scoprire cosa nasconde una misteriosa ragazza e fare i conti coi propri fantasmi. Riuscirà a risolvere il caso? La trama pare condurre al più ovvio dei polizieschi, ma se c’è un genere a cui associare l’opera del regista cinese Yinan Diao, è sicuramente il noir. Gli elementi ci sono tutti: l’ambientazione metropolitana, che di fatto diventa un personaggio, il degrado morale, anche del protagonista, e la dark lady. Uno script che privilegia perciò quella zona franca in cui non ci sono veri eroi o cattivi, e dai quali Diao m…