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Visualizzazione dei post da 2014

Un gatto a Parigi - Recensione

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Dino, micio astuto ma affettuoso, passa le sue giornate con la piccola Zoe, bambina affetta da mutismo dopo la morte del padre, ma la notte accompagna nei suoi colpi il ladro Nico. Il felino dalla doppia vita, farà incontrare e scontrare questi due universi tra i tetti della Ville Lumière, svelandone le zone buie ma anche i candidi affetti. E' un cartone animato francese del 2011 che aspettavo con ansia, da quando, a gennaio 2012 è stato candidato all'Oscar come miglior film d'animazione. Le tavole e i personaggi sono interamente disegnati a mano con tratti semplici ma incisivi, e hanno forti richiami pittorici, in particolar modo all'espressionismo; basta infatti lasciarsi rapire dai vibranti segni sui volti dei protagonisti, per provar emozione ed empatia.

Il ragazzo invisibile - Recensione

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Michele (l'esordiente Ludovico Girardello) è un ragazzo che vive a Trieste, e a scuola deve fare i conti coi bulli. Dopo una festa a casa di Stella, per la quale ha una cotta, scopre di avere il super potere dell'invisibilità. Questa incredibile facoltà gli permetterà di conoscere meglio se stesso, e di scoprire un passato che ignorava. Bisogna dire che Salvatores è uno dei pochi registi italiani a mettersi in gioco, e ad aver il coraggio di cercare nuove strade nell'asfittico cinepanorama italiano. All'artista, va inoltre riconosciuto il merito di riproporre il film per ragazzi, genere sparito dagli schermi, dove sembrano ormai esistere solo due tipi di pubblico: bambini e adulti. Gli elementi succitati però non si traducono (ahimè) in pregi, ma casomai in attenuanti, per un film dall'esito inferiore alle attese.

Big Hero 6 - Recensione

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Hiro Hamada è un ragazzino che vive a San Fransokyo (fusione di Tokyo e San Francisco) e vorrebbe fare l'inventore. Come il fratello Tadashi, vuole frequentare la scuola di nerd e brevettare una sua idea, ma il destino gli farà incontrare Baymax, robot assistente sanitario, grosso, bianco e dal cuore grande. “Big Hero 6” è la nuova animazione Disney, anche se ha come produttore esecutivo il patron Pixar John Lasseter, ed è tratta (molto liberamente) da un fumetto Marvel del 1998. Già da questa presentazione si capisce che siamo di fronte a un ibrido, che poteva diventare un pasticcio, ma così non è.

L'amore bugiardo - Gone girl - Recensione

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Siamo nel Missouri. Amy Dunne (Rosamund Pike) scompare da casa sua la mattina del 5 luglio, e da subito viene sospettato il marito Nick (Ben Affleck). Lei è una scrittrice di libri per bambini, lui è rimasto senza lavoro e sembra aver troppi scheletri da nascondere. Quella che era vista come la coppia ideale, forse non lo era…Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Gillian Flynn, e sceneggiato dalla stessa scrittrice, ma forse avrebbe giovato dell’intervento di un vero screenwriter per evitare alcune incongruenze nella trama, che indeboliscono, non poco, il plot mistery. Film thriller che conferma la vena provocatoria di David Fincher, con brevi ma incisivi rimandi hitchcockiani, ma anche satira morale, che gioca con gli stereotipi di una società omologata, sempre più stressata dalle aspettative di una vita “perfetta”, e ingabbiata dalle convenzioni sociali.

Lo Hobbit - La battaglia delle Cinque Armate - Recensione

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Dopo aver fatto scappare dalla montagna il drago Smaug, Bilbo (Martin Freeman) e i 13 nani, si ritrovano con il loro leader Thorin Scudodiquercia, vittima della malattia del drago, che provoca l'avidità in chi possiede il tesoro. L'umano Bard si reca però a chiedere quota parte del bottino con la sua armata, seguiranno a ruota quella degli elfi, dei nani, degli orchi e dei mannari. Avete indovinato: tutti contro tutti e botte da orbi. La sceneggiatura va a farsi benedire, personaggi principali spariscono, non si capisce chi vince e chi perde (boh?!), e una noia da videogame s'insinua leggiadra. Lo spettro emotivo dei protagonisti non trova purtroppo mai il necessario spazio e spessore, ottimi attori (Blanchett, Lee, McKellen) vengono così sprecati e alcune sequenze risultano ridicole e non all'altezza di una produzione mainstream.

Father and son - Recensione

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Film giapponese vincitore del premio della Giuria al Festival di Cannes 2013. La pellicola èscritta e diretta da Hirokazu Kore-eda, regista giapponese attivo da più di 25 anni, che ha diretto 16 film, dei quali, purtroppo, solo due arrivati in Italia. L’idea del film nasce al regista quando, costretto a star lontano da casa per lavoro un mese e mezzo, tornato scopre che il figlio di 5 anni mantiene le distanze, e non è più affettuoso. Trama: è la storia di Ryota, giovane architetto di successo, sposato con la giovane Midori, e con un figlio di 6 anni di nome Keita, che vive in un grattacielo a Tokyo e ha un appartamento che sembra uscito da un catalogo di design. La famiglia perfetta, almeno per lui, finche non chiamano dalla clinica in cui aveva partorito la moglie, e gli svelano che c’è stato uno scambio di culla, e che il figlio che ha cresciuto non è il suo. Ryota dovrà scegliere tra legami di sangue e affettivi, cosa deciderà?

Pride - Recensione

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Siamo a Londra nel 1984. Un gruppo di giovani attivisti per i diritti degli omosessuali decide di sostenere un altra comunità vittima dell'era Thatcher: i minatori; si riuniscono e nasce l'LGSM (Lesbians and Gays Support the Miners). Inutile dire che quando andranno poi a Onllwyn, villaggio del Galles, per un sostegno più diretto, dovranno fare i conti con diffidenza e pregiudizi, ma troveranno anche tanta umanità e rispetto. Tratto da una storia vera, il film parte da una vicenda originale, ma si sviluppa seguendo dei modelli conosciuti, e tra cliché e qualche scena madre ruffiana, si lascia prendere la mano perdendo in compattezza e credibilità.

Magic in the Moonlight - Recensione

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Siamo alla fine degli anni ’20 e Stanley Crawford (Colin Firth), truccato da cinese, fa il mago col nome d’arte di Wei Ling Soo. Un amico lo invita in Costa Azzurra, per aiutarlo a smascherare una giovane veggente americana di nome Sophie (Emma Stone), che sostiene di parlare con l’aldilà. Riuscirà lo scettico Stanley, con la sola forza della ragione, a contrastare l’illusoria magia e a svelare il trucco? Ottimi costumi, suggestive scenografie, dialoghi pungenti e attori che stanno al gioco, ma non basta…

Mommy - Recensione

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Finalmente, viene distribuita in Italia un'opera di Xavier Dolan! Questo è già il quinto film girato dell'enfant prodige canadese, che quest'anno ha compiuto soli 25 anni (!) e con “Mommy” ha vinto il Gran Premio della Giuria a Cannes. La storia: Diane vive col figlio di 16 anni Steve, che soffre di una forte iperattività che lo rende spesso violento e lo mette nei guai. A portare un po' di equilibrio nella famiglia, l'arrivo della nuova vicina di casa, la docile e balbuziente Kyle, ma basterà? L'autore, nonostante la giovane età, ha già sviluppato uno stile dai tratti ricorrenti e riconoscibili, tipici di un artista più maturo.

Hunger Games - Il canto della rivolta - Parte 1

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In questo nuovo episodio, Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) è stata portata nel Distretto 13, rifugio sotterraneo nascosto tra le montagne, da cui deve convincere gli altri distretti di Panem a ribellarsi contro la dittatura di Capitol City. Mentre il suo amato Peeta (Josh Hutcherson), è costretto a lanciare messaggi fasulli dalla tv di regime. Rispetto ai precedenti capitoli questo è più dark, ma anche meno convincente. L'idea di dividere in due il romanzo finale di Suzanne Collins, da cui è tratto, per ovvie ragioni economiche, non ha giovato, e in qualche momento, come ogni brodo allungato, risulta insipido. Jennifer Lawrence, segue il destino del suo personaggio, è più tormentata, meno leader e più sfruttata: attuale e perciò inquietante, l'uso strumentale della sua immagine e notorietà a fini propagandistici.

I toni dell'amore - Recensione

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New York. Ben (John Lithgow) e George (Alfred Molina), coppia gay over 60, stanno insieme da 39 anni e decidono di sposarsi; questa scelta però porterà George a essere licenziato dalla scuola cattolica in cui lavora. I due perdono pure la loro casa, e sono costretti a dover essere ospitati da amici e a vivere separati. Una pellicola elegante e delicata, di cui, come suggerisce il titolo, sono proprio i toni a stupire. A una visione sommaria, è un film che si prende i suoi tempi, collezionando molte scene di transizione che costringono lo spettatore a chiedersi: e quindi? Si prova, inoltre, una certa irritazione nel veder sfiorare temi sociali importanti senza mai approfondirli, ma a conti fatti si rivela una scelta e non una mancanza.

Il sale della terra - Recensione

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Documentario diretto da Wim Wenders e Sebastião Salgado, che racconta la storia lavorativa (ma non solo…) di quest’ultimo.Salgado, noto fotografo brasiliano, ripercorre in ordine cronologico, i viaggi dei suoi reportage, mentre sullo schermo scorrono le attinenti foto in bianco e nero, che colpiscono, commuovono e a volte fanno anche male. Luce, immagini e tante storie, la natura stessa del Cinema. Lo vediamo così muoversi tra gli orsi della Siberia, nel mezzo del genocidio in Rwanda e tra le tribù del Rio delle Amazzoni, sempre con la sua macchina fotografica in mano. La cronaca di un mestiere, certo, ma anche lo stile di vita di un artista che osserva la Terra in tutta la sua bellezza, e la sua violenza, con un occhio che penetra l’essenza delle fotografie estraendone tutta l’umanità.

Due giorni, una notte - Recensione

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Sandra, giovane operaia, interpretata dal premio Oscar Marion Cotillard, vorrebbe tornare al lavoro dopo un periodo di depressione, ma a pochi giorni dal rientro, il titolare propone ai dipendenti un bonus di 1.000 € in cambio del suo licenziamento. Sandra, avrà solo il tempo del titolo, per incontrare e convincere 16 colleghi a rinunciare al premio e a votare a suo favore. I due fratelli belgi, Jean-Pierre e Luc Dardenne, rispetto alle precedenti pellicole, ci regalano una regia meno incisiva, ma non per questo minore in termini artistici. La forza del realismo sposa un linguaggio visivo più canonico, ma sempre permeato da una cifra stilistica riconoscibile, che “pedina” il quotidiano, sposandolo col più sincero impegno figlio dell’attualità, e dei nostri magri tempi, in cui anche la solidarietà viene schiacciata dal capitalismo.

Addio al linguaggio - Recensione

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Il regista francese Jean-Luc Godard, a 84 anni suonati, si conferma sperimentatore e innovatore, con quest’opera che vuole sradicare le convenzioni del Cinema, sfidandone la Natura attraverso la Metafora. Un’audace sperimentazione, che per genuina curiosità, mette a zittire tanti giovani talentuosi (o presunti tali) registi “moderni”; e se qualcuno mette ancora in dubbio la smania cinefila del maestro JLG, lui diventa cinofilo! Via libera dunque a provocazioni concettuali e sonore: grandi scritte a tutto schermo, seguite da musica ossessiva, accompagnate da momenti intimi financo scatologici. L’unico elemento tangibile in termini di trama, a raccontarlo, sembra l’incipit di una barzelletta: ci sono una donna, un uomo, e un cane…eppure, l’esito è uno scontro frontale tra forma e contenuto, con al centro uno spettatore sempre più confuso e trascinato in un flusso torrenziale d’immagini. Fotogrammi di celluloide si fondono con filmati digitali: gonfiati, deformati e alterati, da un 3D fi…

Lo sciacallo - Recensione

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Si sa, in tempi di crisi se non si trova lavoro bisogna inventarselo…Louis Bloom (Jake Gyllenhall) è un trentenne disoccupato, mosso da frustrazione e da una rabbia repressa, che diventa, quasi per caso, un videoreporter free lance. Lou, collegato alle frequenze radio della polizia e con camera in spalla, rincorre i sanguinolenti fatti di cronaca nella notte di Los Angeles. L’obiettivo è rivendere le immagini ai TG locali, ma il suo ego e la smania di successo, lo porteranno verso una deriva morale senza scrupoli. Debutto alla regia dello sceneggiatore 55enne Dan Gilroy, che dirige con la stessa eccitazione che anima il suo protagonista, ma con mano sicura. Gyllenhall per questa parte ha perso almeno 10 chili, volto scavato e occhi a palla, fornisce una delle sue migliori interpretazioni, ma anche Rene Russo (moglie del regista) dona alla spietata responsabile del network, un’energica quanto fragile intensità.

Torneranno i prati - Recensione

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1917. Prima Guerra mondiale, una sola, lunga e fredda notte in trincea. Fronte Nord-Est, un manipolo di soldati italiani attende impaurito e indifeso l’attacco dei tedeschi, ma attraverso il maggiore (Claudio Santamaria) arriva un ordine perentorio, che porterà a un dolente calvario, e al massacro di giovani innocenti. Film girato sull’altopiano di Asiago, in sole 7 settimane, e in condizioni ambientali e atmosferiche proibitive. Diretto dal Maestro Ermanno Olmi a 83 anni (!), a dimostrazione di una passione per il cinema che supera ogni limite.

Synecdoche, New York - CULT

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Film U.S.A. del 2008, distribuito da noi solo nel 2014 (sic!), e unica opera da regista dello sceneggiatore Charlie Kaufman, già autore di cult assoluti come “Se mi lasci ti cancello” e “Essere John Malkovich”. E’ la storia del regista teatrale Caden Cotard (Philip Seymour Hoffman) che abbandonato da moglie (Catherine Keener) e figlia, grazie a un importante premio economico, mette in scena uno spettacolo di enormi dimensioni che fonde finzione e vita reale, in un folle ibrido che intrappola tempo e persone, accumulando elementi sinistri quanto onirici. Un gioco cerebrale a incastro che scombina le regole del cinema, invitando lo spettatore ad abbandonarsi al più smodato surrealismo, che sfocia in una potente, quanto curiosa, riflessione esistenziale.

Interstellar - Recensione

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Siamo in un vicino futuro, in cui la Terra è sconvolta dai cambiamenti climatici. Tutte le colture si sono estinte, e il mais è l’unica rimasta, ma è destinata a morire. Si organizza una spedizione spaziale, capitanata da Cooper (un bravo Matthew McConaughey), che sfruttando tunnel spazio temporali, parte alla ricerca di nuovi pianeti in cui trasferire la nostra umanità. Il regista Christopher Nolan (“Inception”, “Il cavaliere oscuro”) ci impressiona giocando con gli elementi, ormai riconoscibili del suo cinema: fusione tra più universi, meglio se sovrapposti, sviluppo labirintico della trama, fotografia plumbea, montaggio a incastri.

La storia della principessa splendente - Recensione

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Un vecchio taglialegna che passeggia tra i bambù, ne vede risplendere uno e da esso esce una piccola creatura, decide di crescerla insieme alla moglie. La bambina diventa grande in fretta e si integra con gli umani, diventando una bellissima ragazza, docile ma irraggiungibile. Sarà donna o dea? Una fiaba che sprigiona magia, basata su un antico racconto popolare giapponese. Nuova produzione del mitico Studio Ghibli, la cui lavorazione, tra progettazione e realizzazione, è durata ben 8 anni (!) e costata cinque miliardi di yen (quasi 40 milioni di euro). Un racconto per immagini, diretto dal quasi 80enne Isao Takahata, che fornisce più domande che risposte, eppure incanta coi suoi disegni meravigliosi, minuziosamente realizzati.

Ritorno a l'Avana - Recensione

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Cinque amici si ritrovano dopo anni su una terrazza dell’Avana. Una rimpatriata con l’obiettivo di festeggiare il rientro di Amadeo, tornato in patria dopo 16 anni a Madrid. Sarà l’occasione per ricordare i vecchi tempi, ma anche per rivivere speranze, sogni, e illusioni infranti nel mito della rivoluzione. Un film di chiara origine teatrale, ambientato quasi tutto nella stessa location, e dai fittissimi dialoghi, vera e propria ossatura narrativa dell’opera. Il regista francese Laurent Cantet, Palma d’Oro a Cannes nel 2008 per “La classe”, nel titolo originale (ritorno a Itaca) aveva azzardato una citazione letteraria, l’isola greca, luogo primario dell’Odissea di Omero, come simbolo ideale di utopia, nostalgia e del ritorno.

Il servo - CULT

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Film in b/n del 1963, tratto da un’opera del drammaturgo Harold Pinter e diretto da Joseph Losey. Trama: il giovane aristocratico inglese Tony (James Fox) assume il maggiordomo Hugo Barrett (Dirk Bogarde), che, inizialmente ubbidiente e remissivo, diventa sempre più invadente, arrogante e ambiguo. Susan, la fidanzata di Tony, intuisce una potenziale minaccia, ma non basterà…Per capire meglio il film è necessario inserirlo nel contesto storico. Siamo nel 1951 e Joseph Losey diventa una delle vittime del maccartismo, autoesiliatosi in Inghilterra, sfoga la sua rabbia verso una upper-class sempre più ottusa, realizzando opere controcorrente che ne denunciano l’ipocrisia e le contraddizioni. “Il servo” è forse il suo lungometraggio più noto, grazie anche alla ricercata messa in scena, ai giochi di luci e ombre che diventano sfumature narrative, e alle inquadrature tanto eleganti quanto claustrofobiche.

Boyhood - Recensione

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Mason (Ellar Coltrane) è un bambino che vive con la madre Olivia (straordinaria Patricia Arquette) e la sorella Samantha (Lorelei Linklater); il padre (Ethan Hawke) non vive più con loro, ma ogni tanto viene a far visita. La storia segue la crescita vera, sino all’età adulta, di Mason, e del mondo che lo circonda. Uno straordinario esperimento filmato attraverso 12 anni di lavorazione (dal 2002 al 2014), a conferma che Richard Linklater è uno dei maggiori e coerenti registi in circolazione. Nell’opera il passare degli anni non è mai sottolineato con didascalie o da precisi riferimenti temporali, eppure è tangibile, perché reale. “Boyhood” è indubbiamente un film, eppure le regole del cinema si fanno da parte, per far posto alla vita. Lo spazio filmico viene rapito e forgiato dal flusso temporale, in una convivenza, dai raffinati equilibri.

Il giovane favoloso - Recensione

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Narrazione cronologica della vita del conte Giacomo Leopardi (interpretato da Elio Germano), sommo poeta, filosofo e scrittore, nato a Recanati e morto a soli 39 anni. Siamo agli inizi dell' 800, e il film parte dallo studio folle nella terra natia, e dal controverso rapporto con i genitori, e segue Leopardi, quando a 24 anni, insieme all'amico Antonio Ranieri (Michele Riondino), si sposta prima a Firenze e infine a Napoli. Il regista Mario Martone realizza un’opera suggestiva e filosofica, che attraverso uno sguardo lucido e dalla ricca resa visiva, regala soggettive profonde, ma anche ambigue, con cui sfida la percezione dello spettatore. Un biopic coraggioso, che osa, e a cui perdoniamo qualche imperfezione. Di fatto, l'episodio di Firenze avrebbe beneficiato di più ritmo, e quello di Napoli di maggior sintesi, ma forse il fervore creativo del genio, aveva contagiato anche il regista...

Seconda Rassegna Cinema "Fondazione Foresta" - News

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Cari followers, anche quest'anno sono il curatore della rassegna cinema presso la "Fondazione Foresta Onlus”. La tematica che ho scelto è attualissima: la famiglia. Come sempre ogni proiezione sarà anticipata da una mia introduzione, e accompagnata dalla partecipazione di un ospite che permetterà di approfondire le tematiche suggerite dal film. Spero sia anche l'occasione per incontrarci e conoscerci meglio! Le proiezioni si terranno presso la sede della Fondazione, Sala conferenze Via Gattamelata, 11 – Padova.

Il regno d'inverno - Recensione

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Turchia. Nella regione storica della Cappadocia, famosa per le sue formazioni geologiche, Aydin (Hanuk Bilginer), ex attore, gestisce l’Hotel Othello, insieme alla giovane e infelice moglie Nihal e alla frustrata sorella Necla. L’arrivo dell’inverno, avvolgerà i protagonisti in un manto nevoso e nervoso, e tra spietati dialoghi, e nuove depressioni, dovranno fare i conti con la loro, vera, natura. Il regista turco Nuri Bilge Ceylan, con questo titolo ha vinto la Palma D’Oro a Cannes. La cifra stilistica dell’opera si snoda tra riferimenti letterari (Checov, Shakespeare), e lunghissime e dense conversazioni in un interno, che ne svelano la matrice teatrale, sfidando l’attenzione dello spettatore.

Il giardino di parole - Recensione

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Takao, solitario studente di 15 anni, e aspirante designer di calzature, in un giorno di pioggia salta la scuola, e sotto il gazebo di un parco conosce la 27enne Yukino. Tra uno scambio di sguardi e l’altro, e nonostante la differenza di età, sembra nascere un sentimento, ma il destino ha in serbo delle sorprese. Uscito recentemente in home video, questo mediometraggio d'animazione giapponese del 2013, dall’esigua distribuzione e durata (46 min.), stramerita di essere recuperato. Il regista Makoto Shinkai disegna un mondo in alta definizione, talmente denso di dettagli da sfiorare il realismo.

Gli amanti del Pont-Neuf - CULT

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Film francese del 1991 diretto dal visionario Leos Carax. La pellicola è interpretata dall’attore feticcio del regista, Denis Lavant, e da una giovane Juliette Binoche, allora fidanzata di Carax. Storia: Alex, clochard, mangiafuoco e ubriacone, vive sul pont-neuf, un ponte della Senna chiuso per lavori, insieme a Michèle, pittrice quasi cieca e al vecchio Hans. Tra piccoli furti e giorni amari, si prendono, si lasciano, e poi…Un’opera “maledetta”, la cui produzione fu funestata da numerosi problemi, che impedirono di usare per le riprese il vero ponte, e costrinsero a ricostruire in studio l’intero manufatto e il quartiere che lo ospitava (!). Il conseguente aumento di budget, portò il costo a 70 milioni di franchi, e il film diventò il più costoso della storia del cinema francese.

Lucy - Recensione

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Lucy (Scarlett Johansson), è una studentessa americana a Taiwan, che frequenta le persone sbagliate, e suo malgrado si trova coinvolta in un traffico internazionale di stupefacenti. Costretta a trasportare nel suo corpo una bustina di una nuova e potente droga, finirà per assorbirla, acquisendo poteri inimmaginabili. A differenza di ogni essere umano, fermo al 10%, Lucy potrà così usare il 100% delle sue capacità cerebrali. Dopo le tragiche eroine dei suoi precedenti lavori (Nikita, Giovanna d’Arco), Luc Besson rimpolpa la galleria delle sue martiri, attualizzando però la sua estetica ai peggiori blockbuster per teenager, con ovvi esiti nefasti proprio per i neuroni dello spettatore; ironia della sorte…

I cancelli del cielo - Cult

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1890, Wyoming. L'associazione degli allevatori di bestiame, con la complicità del governo, per contrastare l’immigrazione, crea una lista di 125 stranieri da eliminare. Allo scopo, assoldano anche un gruppo di mercenari, tra cui Nate Champion (Christopher Walken). Lo sceriffo della contea James Arenll, (Kris Kristofferson), innamorato della prostituta francese Ella, (Isabelle Huppert), organizzerà la controffensiva, aiutato anche da John (un giovane Jeff Bridges). Western scritto e diretto nel 1980 da Michael Cimino, fresco vincitore agli Oscar con “Il cacciatore”. Il film è prodotto dalla major United Artist, che lasciò al noto regista completa libertà creativa, sperando di bissare il successo della precedente opera. Di fatto, “I cancelli del cielo”, entrò di diritto nella storia del Cinema, purtroppo come disastro, sia commerciale, causando il fallimento della casa di produzione, che artistico, collezionando stroncature e una pubblica ammissione di colpa del regista. Cimino rimo…

Amine nere - Recensione

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Il film racconta la storia di tre fratelli: Luigi (Marco Leonardi), un trafficante internazionale di droga, Rocco (Peppino Mazzotta) che vive a Milano e ha fatto carriera grazie a quei soldi sporchi, e Luciano (Fabrizio Ferracane), rimasto nella terra d’origine, che invece fa l’agricoltore. Il fulcro della vicenda è l'Aspromonte, nel paese di Africo, zone in cui è dominante la presenza della ‘ndrangheta. “Anime nere” è un thriller dal respiro noir, che stupisce, sia per l’ambientazione, una Calabria mai così plumbea, che per la scelta di girare nel dialetto locale, con necessari sottotitoli.

Frances Ha - Recensione

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New York. Frances (Greta Gerwig), aspirante ballerina di 27 anni, alta e goffa, divide l’appartamento con l’amica del cuore Sophie, finché abbandonata da quest’ultima e dal fidanzato, non si ritrova sola. Tra appuntamenti disastrosi, cene intellettuali in cui colleziona figuracce e inattesi, quanto inutili, viaggi, Frances troverà la sua strada. Sfido chiunque a non pensare al cinema di Woody Allen-periodo Diane Keaton (forse il migliore), sì, perché c’è un po’ di “Manhattan”, tanto “Io e Annie” e un pizzico di Nouvelle Vague, nell’ultima e più felice opera di Noah Baumbach, scritta a quattro mani con la sua bravissima attrice protagonista.

Si alza il vento - Recensione

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“Si alza il vento” è la storia dell’ingegnere aeronautico Jiro Horikoshi, che da bambino sogna di costruire aerei e di diventare bravo come il suo idolo, il progettista italiano Gianni Caproni. Jiro però dovrà fare i conti con la Storia, terremoti devastanti, venti di guerra e un amore impossibile, in un melodramma d’altri tempi, costruito sui celebri elementi visionari dell’artista Hayao Miyazaki. L'ultimo film del maestro giapponese, o almeno così lui ha dichiarato, sarebbe il valido testamento artistico di un autore che da sempre realizza lungometraggi destinati a un pubblico eterogeneo: cinefili, adulti e bambini, ma forse, in questo caso, proprio questi ultimi, farebbero più difficolta a ritrovarsi in una storia complessa e stratificata, sospesa tra sogno e realtà.

The look of silence - Recensione

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Fresco vincitore del Gran Premio della Giuria alla recente Mostra del Cinema di Venezia, "The Look of Silence" è un documentario, ed è la seconda parte di un dittico; la prima era "The Act of Killing", uno dei migliori film della scorsa stagione; entrambi diretti dal regista Joshua Oppenheimer. La storia è la stessa: rintracciare e intervistare gli assassini, che guidati dall'esercito della dittatura, nel 1965 uccisero barbaramente un milione di persone, colpevoli di “essere comunisti”. In questa nuova opera, però, cambiano lo stile visivo e il punto di vista, e a parlare con i responsabili della strage, è Adi Rukin, fratello minore di una delle vittime del massacro.

I 10 film piu’ attesi Stagione 14-15 - Classifiche

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Visto che me lo chiedono spesso, e giusto per avere un promemoria per i prossimi mesi; di seguito la classifica dei 10 film più attesi Stagione 14-15 e tutti i trailer! Trend: War movies. Che ne pensate?

The Director - Recensione

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Si tratta di un documentario, prodotto dal divo poliedrico James Franco e diretto da Christina Voros, che vede protagonista Frida Giannini, dal 2006, direttore creativo di tutte le linee del marchio Gucci. Dopo un breve accenno storico dedicato alla maison fiorentina, fondata nel 1921 da Guccio Gucci, l’opera si divide in tre atti, il cui primo si perde in un lungo backstage della sfilata. Rispetto ad altri docu-fashion, come “Valentino: The Last Emperor” o “The September Issue” su Anna Wintour, non traspare però la tanta artigianalità dietro le quinte, che invece meritava di essere raccontata, a testimonianza dell’eccellenza italiana.

Colpa delle stelle - Recensione

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Hazel (Shailene Woodley) ha 16 anni, e un cancro ai polmoni, spronata dalla madre, frequenta un gruppo d’ascolto dedicato, in cui incontra e s’innamora del coetaneo Augustus (Ansel Elgort), la cui malattia l’ha costretto all’amputazione della gamba. Finirà in un mare di lacrime? Ovvio…Tratto dall’omonimo romanzo best seller di John Green, il film, è un apprezzabile tentativo di dribblare i luoghi comuni del cancer movie con un pizzico d’ironia, sana leggerezza e dei vivaci dialoghi che, almeno nella prima parte, sorprendono in positivo.

Under the skin - Recensione

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Una donna gira per le strade della Scozia guidando un furgone bianco, con l’obiettivo di rimorchiare uomini. Si tratta però di un extraterrestre, a caccia di prede, che dovrà fare i conti con l’umanità della razza che abita il pianeta Terra. L’incipit ricorda “2001: Odissea nello spazio” e “Blade Runner”, come in quelle pietre miliari, il protagonista è l’occhio, il principale filtro tra il cinema e il pubblico; proprio il punto di vista è la chiave di volta dell’opera, sarà infatti quello sguardo sospeso nell’incredulità a tradire l’aliena. La performance fisica e attoriale di Scarlett Johansson sorprende per generosità. L'attrice si abbandona, anima e corpo, al flusso creativo del regista inglese Jonathan Glazer, e ne viene modellata e risucchiata, come le sue vittime.

Dragon Trainer 2 - Recensione

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Dopo il successo di pubblico e critica riscosso dal primo capitolo nel 2010, tornano con una nuova avventura, il giovane vichingo Hiccup, ormai ventenne, il nero drago Sdentato e tutti gli abitanti del villaggio di Berk. Il grosso e grasso padre Stoick vorrebbe cedere la leadership della piccola comunità a Hiccup, ma il passato, e un nuovo temibile nemico, torneranno prepotenti a stravolgere la pace e i destini dei protagonisti. In questo episodio si punta molto sulla spettacolarità delle sequenze con un design grafico ancor più definito e dettagliato. Grazie al maggior budget, ci sono più draghi, più azione e più scene di battaglia, ed è purtroppo tangibile, l’impressione che si sia smarrita la spontaneità, e un po’ di poesia, del precedente film.

I guardiani della Galassia - Recensione in anteprima

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Da noi uscirà solo il 22 ottobre (sic!), ma ho già visto in anteprima, e in IMAX 3D, “I guardiani della Galassia”, il nuovo cine-comic firmato Marvel. La storia: nello spazio, il pilota terrestre Peter Quill (Chris Pratt) trova una misteriosa sfera, alla quale, purtroppo, dà la caccia anche il temibile alieno Ronan. Nella fuga, Quill avrà un incontro/scontro con la bella e verde Gamora (Zoe Saldana), il procione Rocket, Drax il Distruttore e Groot, un albero dalla morfologia umana; insieme combatteranno per salvare la Galassia. Diretta da James Gunn, già regista del cult “Super”, la pellicola ha un ottimo design vintage, un ritmo frenetico, e energia da vendere.

I 10 film più belli ANNI '00 (2000-2009) - Classifiche

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Dopo i post sui 10 film più belli ANNI ’80 (vedi qui), e ’90 (qui), ecco la mia classifica dei migliori degli anni zero (2000-2009). La scelta è certo caduta su grandi opere, ma anche su registi la cui cifra stilistica appartiene già alla Storia del cinema; capaci di regalarci più di un capolavoro, e non solo di “azzeccare” (termine brutale, ma necessario) un film. Sarà che ormai anche il cinema è un po’ figlio della globalizzazione, ma le 9 diverse nazioni, degli autori scelti, sono una forte testimonianza di ricchezza della Settima Arte: America, Cina, Giappone, Ungheria, Russia, Austria, Belgio, Finlandia e Thailandia. Avete capito di chi sto parlando? Scopritelo di seguito. Buona lettura.

Mulholand Drive - Capolavoro

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La Storia.1999: la ABC commissiona e produce l’episodio pilota di una nuova serie a David Lynch, obiettivo ripetere il successo di Twin Peaks. 2000: La tv americana, insoddisfatta del risultato, non lo trasmette. Lo studio francese Canal Plus ne acquista i diritti, aumenta il budget e rilancia il progetto, con richiesta a Lynch di farne un film. 2001: MD viene presentato a Cannes dove vince il premio per la miglior regia. 15/02/2002: viene distribuito in Italia, e a mio avviso è il più bel film degli anni 2000, e un immenso capolavoro.La trama: Betty (Naomi Watts), aspirante attrice, arriva dall’Ontario a Los Angeles per un provino. Ospite in casa della zia, fuori per lavoro, incontra Rita (Laura Harring), femme fatale sopravvissuta a un incidente automobilistico che le ha fatto perdere la memoria. Quali misteri nasconde? Un film noir che rivisita il mito di Hollywood, mettendone in (cattiva) luce i feroci meccanismi, ma è anche la pellicola che ha aperto le porte dello star system a …

Le armonie di Werckmeister - Capolavoro

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Film ungherese in b/n del 2000, diretto da Béla Tarr. In un piccolo paese dell’Ungheria, a spezzare la placida armonia, giunge un container che trasporta un’enorme balena. Un’attrazione presentata da un ospite speciale: il principe, ambiguo predicatore, che scuote le masse, scatenandone la violenza. Personaggio chiave è il giovane János Valuska (Lars Rudolph), che dopo l’intenso ed evocativo incipit, in cui spiega l’eclissi solare agli avventori di una desolata osteria, accompagna lo spettatore, col suo profondo sguardo, nel cuore della storia. A commento delle scene iniziali, e di altre indimenticabili sequenze, la strepitosa musica, vibrante e coinvolgente, scritta da Mihály Víg.

Il figlio - Capolavoro

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“Il figlio” è un film del 2002 scritto e diretto da Jean-Pierre e Luc Dardenne, fratelli e registi belgi, per ben due volte vincitori della Palma d'oro a Cannes ( “Rosetta” - 1999, e “L'Enfant” - 2005). Trama: Olivier (Olivier Gourmet) insegna il mestiere di falegname a ragazzi difficili, usciti dalla prigione, e che devono reinserirsi nella società. Un giorno arriva Francis, 16enne che ha appena scontato 5 anni di riformatorio, Olivier però lo segue, e lo spia, in maniera troppo morbosa, quale segreto nasconde? I Dardenne, hanno riscritto le regole del melodramma, svuotandolo di ogni orpello scenico e plasmandolo a loro immagine e somiglianza. Ne hanno rivoluzionato l'estetica, con uno stile rigoroso e senza compromessi: camera a mano, personaggi letteralmente pedinati, niente musica, realismo assoluto.

Apes Revolution - Il Pianeta delle Scimmie - Recensione

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Dieci anni dopo la battaglia di San Francisco, narrata nel precedente episodio, il virus diffuso dai primati ha infettato tutto il mondo. I pochi umani rimasti vivono rinchiusi in quartieri di città post-apocalittiche, e le scimmie nelle foreste adiacenti alle metropoli, guidati dal loro leader: Cesare. Quando però le due razze entrano in contatto, prevalgono odio e violenza, rendendo vano ogni tentativo d’integrazione. Sarà caos e guerra. Le premesse socio-politiche della storia, purtroppo, vengono presto abbandonate dal regista Matt Reeves (Cloverfield), che si adagia su più facili e rassicuranti schematismi da blockbuster, rendendo la trama spesso prevedibile, e talvolta pure scontata.

Arca russa - Capolavoro

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Diretto da Aleksandr Sokurov, è un film di produzione russa del 2002, che si è ritagliato un posto nella storia del cinema grazie alla sua unicità tecnico/artistica. E’, infatti, una vera e propria prova di forza contro le regole della settima arte, che il regista ingaggia, girando l’intero film con un unico piano sequenza, lungo tutta l’opera. Avete capito bene, senza stacchi, e ambientandolo tutto in un ambiente chiuso, il Museo dell'Hermitage, a San Pietroburgo. 90 minuti girati il 23 dicembre del 2001, con centinaia di attori e migliaia di comparse, tutte in costume d’epoca, e una steady-cam digitale, costruita ad hoc per l’impresa.

Niente da nascondere-Capolavoro

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Film del 2005, diretto dal regista austriaco Michael Haneke. La trama ha per protagonisti il conduttore televisivo Georges Laurent (Daniel Auteuil) e la moglie Anne (Juliette Binoche), che ricevono minacciose videocassette anonime, in cui viene ripresa la lo loro abitazione. Chi ne è l’autore? Un’opera che inesorabilmente divide: per i detrattori un pessimo thriller, per i cinefili un imprescindibile capolavoro. Qualche intellettuale attribuisce al film addirittura una valenza politica, leggendolo come metafora delle tensioni culturali tra Occidente e Medio Oriente, interessante e credibile interpretazione, vista l’etnia dei personaggi e il conseguente terrorismo, psicologico. Non a caso paura, rabbia, frustrazione, sono mali sempre più comuni, in una società con sempre più paure, ma meno valori e certezze.

Gran Torino - Capolavoro

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Clint Eastwood, negli anni zero (2000-2009) ha diretto, e ci ha regalato, ben tre capolavori, una media da record e da fuoriclasse: “Mystic River” (2003), Million Dollar Baby (2004), e “Gran Torino” (2008). Sceglierne uno da mettere in una classifica, significa fare un torto agli altri due, ma c’è un però. Di questi grandissimi film, l’unico che non ha avuto i meritati riconoscimenti (completamente ignorato agli Oscar!), è “Gran Torino”. La storia: Walter Kowalski (Eastwood) è un anziano vedovo, burbero e misantropo, che vive a Detroit in un quartiere violento e multietnico. Ex reduce della guerra in Corea (1950-53) ed ex operaio della Ford, di cui possiede un modello Gran Torino del ’72, ha come unica compagnia il suo cane. Odia però i vicini asiatici, con cui ha uno scontro d’ideali e convinzioni, che lo porterà a confrontarsi con una nuova realtà, che è meno diversa di quanto pensi.

Transformers 4 - L'era dell'estinzione - Recensione

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Il film è ambientato dopo la battaglia di Chicago del terzo episodio, in cui gli Autobots se le diedero di santa ragione con i cattivissimi Decepticons, distruggendo tutto quello che capitava a tiro, umani compresi. Quarto capitolo, e di sicuro non ultimo, del franchisee “ispirato” ai giocattoli Hasbro, con cambio di protagonisti, Mark Wahlberg sostituisce Shia Labeouf, e una teenager bionda la modella d’intimo. Ah dimenticavo, ci sono pure i Dinobots, dinosauri-robot, che e-ruttano fuoco. Alla regia, invece, troviamo ancora Michael Bay, la cui estetica trae origine dai video musicali e dagli spot pubblicitari, e si vede...

Tropical Malady - Capolavoro

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Film del 2004 diretto dal regista thailandese Apichatpong Weerasethakul. Di fatto un’opera divisa in due parti: la prima racconta la storia d’amore gay che nasce tra un soldato e un contadino, la seconda è ambientata in una giungla in cui gli istinti primordiali della natura umana si fondono con un esistenzialismo che poggia sull’epica e su intensi simbolismi, assumendo profonde valenze. La natura, come in altre opere del regista, diventa uno dei personaggi principali, ed è qui rappresentata nell’essenza delle sue due anime, quella fiabesca e quella più minacciosa e inquietante.

In the mood for love - Capolavoro

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Film di nazionalità cinese, del 2000, diretto da Wong Kar-wai. Siamo a Hong Kong nel 1962, Mr. Chow (Tony Leung) e Mrs. Chan (Maggie Cheung), si ritrovano vicini di casa in affitto. Entrambi in perenne attesa dei rispettivi coniugi, incrociandosi in spazi angusti, si scambiano saluti, silenzi e sguardi rubati, finché la passione esplode. La scansione temporale fluisce attraverso uno schermo nero, una dissolvenza, in cui implodono le emozioni fino al prossimo incontro, dove nulla è detto, e nemmeno suggerito, eppure assume un senso, che arde e vibra di dense pulsioni, ed è enfatizzato da sublimi ralenti.