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Solo: A Star Wars Story - Recensione

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Il giovane Han Solo vive di furtarelli sul pianeta Corellia, e per ritrovare l’amata Qi’ra, si arruola nell’armata imperiale. Tre anni di servizio che nel film durano tre minuti, senza che rimanga nulla di quell’esperienza. L’episodio citato è emblematico per comprendere che il problema del film risiede proprio nella sua superficialità. Una leggerezza che assembla numeri action per nascondere il vuoto a rendere di una trama macina continuity. Sul piano visivo, una fotografia scura e desaturata stride con la faciloneria di molte situazioni che strizzano l’occhio al pubblico più giovane.

Deadpool 2 - Recensione

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Dopo due anni dal primo capitolo, torna il mercenario Wade Wilson, alias Deadpool (Ryan Reynolds). Il protagonista, dopo una svolta (telefonata), rivede le priorità della sua vita e vorrebbe metter su famiglia. Per raggiungere il suo scopo crea una bislacca squadra di “supereroi”: l'X-Force. Il nemico da combattere è Cable (Josh Brolin), un soldato bionico alla Terminator, manco a dirlo, venuto dal futuro. Il versante più sboccato del Marvel Cinematic Universe ha trovato il suo leader in Deadpool.

Avengers: Infinity War - Recensione

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Il galattico tiranno Thanos è a caccia delle 6 Gemme dell’Infinito con l’obiettivo di compiere un genocidio universale. Un titanico cross-over, che riunisce tutti i protagonisti del più famoso comic franchisee, riuscirà a sconfiggere questa terribile minaccia? L’ideale campo di battaglia sarà il lanciatissimo Wakanda di Black Panther. Sono passati 10 anni dal primo Iron Man che diede il via alla serialità del Marvel Cinematic Universe. Gli eroi, e i corrispettivi attori, sono ormai entrati nell’immaginario collettivo, ma è giunto il momento di tirare le fila. Anche i fumetti invecchiano, i cattivi piangono e l’entertainment Disney matura. Questo nuovo prodotto si distingue proprio per la volontà di prendersi sul serio, e per un apprezzabile equilibrio tra azione, dramma e (poca) ironia.

Tonya - Recensione

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Nel 1994 ricordo ancora come le TV raccontarono una delle pagine sportive più brutte della storia recente, indicando un’unica colpevole: Tonya Harding. Una pattinatrice americana coinvolta nell’aggressione fisica della rivale Nancy Kerrigan. Il biopic diretto da Craig Gillespie racconta la vita di Tonya prima dell’incidente che la rese la donna più odiata del mondo. La Harding cavalca l’American Dream partendo dal basso e raggiunge la fama, ma paradossalmente rimane schiacciata dagli ipocriti schemi estetici dell’ideale U.S.A.. La protagonista arrabbiata e frustrata, infatti, continua a chiedersi: se riesco a fare il triplo axel perché vengo snobbata dalla giuria? Margot Robbie, qui anche produttrice, regala la miglior interpretazione della sua carriera, mentre Allison Janney, nel ruolo della madre psicopatica e anaffettiva, si porta a casa l’Oscar.

Good Time - Recensione

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Connie (Robert Pattinson) e suo fratello Nick, affetto da ritardo mentale, rapinano una banca. Qualcosa va storto e Nick viene arrestato. Connie farà di tutto per farlo uscire di galera. Dietro agli asettici bagliori dello skyline newyorkese c’è un mondo parallelo abitato da gente che fa a pugni con la vita, e troppo spesso le prende. Quella stessa vita che scorre implacabile e trascina via con sé i rifiuti di una società dai meccanismi diabolici. Il film propone quindi una visione sociale pessimista e tanti personaggi borderline che impiegano il tempo trascorso fuori galera (detto good time), facendo di tutto per tornarci. I giovani fratelli-registi Josh e Benny Safdie ostentano talento e tanta musica elettronica e, se si esclude qualche manierismo (Scorsese docet) e un paio di grossolani snodi narrativi, gettano solide basi stilistiche per un instant cult.

Una donna fantastica - Recensione

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Santiago. Marina (Daniel per l’anagrafe) è una transessuale che convive col compagno Orlando, uomo divorziato di 57 anni. Alla morte naturale di quest’ultimo, inizierà per la giovane una lotta contro tutto e tutti, per veder riconosciuta la sua identità e i suoi diritti umani. Marina sarà costretta a scontrarsi con i troppi pregiudizi che purtroppo, da sempre, perseguitano le persone transgender. La donna si ritroverà a subire le conseguenze, fisiche e psicologiche, di una ghettizzazione sociale e istituzionale che l’ha etichettata come perversa e pericolosa. Quest’odio, però, non trae origine solo dalla diffidenza nei confronti del ‘diverso’, ma è radicato nella società e si nutre di stereotipi. A Marina è associata una connotazione prettamente sessuale, che suscita disprezzo e\o aggressività; in una parola: esclusione. Un’opera cilena, fresca vincitrice dell’Oscar al miglior film straniero, che vede tra i produttori il regista Pablo Larraín (Il club, Neruda, Jackie).

Lady Bird - Recensione

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Un film dalla forte componente autobiografica, che narra esperienze e luoghi della sua autrice: Greta Gerwig. La giovane artista, qui nel doppio ruolo di regista e sceneggiatrice, ci riporta nel 2002 nella città natale di Sacramento, per raccontarci la sua adolescenza. Il suo alter ego è Christine “Lady Bird” McPherson (brava Saoirse Ronan), giovane studentessa di una scuola cattolica, che vuole sfuggire alle frustrazioni della provincia. La ragazza è in costante e polemico scontro con la madre (eccellente Laurie Metcalf), le istituzioni e l’altro sesso.