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Visualizzazione dei post da Marzo, 2017

Ghost in the Shell (2017) - Recensione

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Nel 1995 usciva il film d’animazione “Ghost in the Shell”, adattamento del manga di Masamune Shirow e vera pietra miliare della corrente cyberpunk. Oggi, invece, esce una versione live action con protagonista Scarlett Johansson. La storia è (quasi) la stessa: nel 2029, l’essere umano ha la possibilità di sostituire parti del proprio corpo con innesti sintetici che lo potenziano. La minaccia più grave è rappresentata dal cyber terrorismo, contro il quale si schiera la Sezione 9 della polizia. La squadra è comandata dal Maggiore Mira, una giovane cyborg dal misterioso passato umano. Questo nuovo lungometraggio è una sorta di “greatest hits”, perché raccoglie i migliori momenti visivi del primo capitolo e dei due sequel; una scelta produttiva quantomeno discutibile. E il contenuto? A voler esser buoni potremmo dire che il testo originale è stato semplificato, ma credo che in questo caso il verbo corretto sia svilire. Le componenti esistenziali e filosofiche vengono rimpiazzate da una più…

Ghost in the Shell (1995) - Capolavoro

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Nel 2029 l’essere vivente è confinato in appartamenti-cella nei quali fatica a trovare una dimensione umana, come simboleggiato da un'ombra chiusa in una stretta fessura di luce. Per comunicare basta un piccolo innesto al cervello umano che, collegato nel cyberspazio, condivide i pensieri di tutti. In questo futuro, il crimine è rappresentato da hacker che entrano nella mente delle persone per fargli compiere reati, come il nuovo e misterioso villain "Burattinaio". A combattere questi crimini c’è la Sezione 9 della polizia capitanata dal Maggiore Motoko, un cyborg letale in battaglia ma fragile nella vita, pieno di dubbi esistenziali. Nella squadra, inoltre, il “mezzo-cyborg” Batou e l’umano Togusa. Primo lungometraggio animato che per l’intera durata combina animazione classica e computer grafica. GitS è un perfetto manifesto cyberpunk, un ibrido sospeso tra risvolti filosofici ed etici, transizioni evocative e, addirittura, citazioni bibliche (Prima lettera ai Corinzi …

Elle - Recensione

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Michèle (Isabelle Huppert) è l’algida manager di una Videogame Company. Lei vive sola, in un’elegante villa a Parigi nella quale irrompe uno sconosciuto mascherato che la violenta. La signora però non denuncia l’accaduto, scegliendo di coprire i segni della violenza. Il regista olandese torna alle origini pre-Hollywood, con un film d’autore europeo che provoca la moralità dello spettatore. Come in “Basic Instict”, Paul Verhoeven racconta le pulsioni sadomaso di una femme fatale anaffettiva, che sin dal titolo palindromo ci trascina in un percorso al contrario verso, appunto, i peggiori istinti primordiali. Nell’incipit la regia obbliga lo spettatore a un punto di vista inerme che lo esclude dall’azione, ma gli restituisce tutto il potere dello sguardo con una vigorosa soggettiva finale, che ha il compito di levare ogni privata e depravata maschera. Tra masturbazioni che simboleggiano la nascita di una malata perversione e un’infanzia spezzata da tragici eventi, Isabelle Hupert è subli…

La Bella e la Bestia - Recensione

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Dopo Maleficent, Cenerentola e Il Libro della Giungla la casa di Topolino produce anche la versione live action del celebre classico del 1991, primo lungometraggio d’animazione della storia a essere candidato come miglior film agli Oscar. Il risultato è una prova muscolare del gigantismo produttivo Disney, che restituisce un quadro scenografico talmente sfarzoso da sublimare il kitsch. Paradossalmente, però, le parti più interessanti sono le poche e fugaci variazioni rispetto all'originale: un passato tragico che accomuna i protagonisti, l’autoironica omosessualità di Le Tont e tre nuove canzoni, che per comodità definiamo “carine”. Cantare e recitare insieme non è facile, ed Emma Watson non ne è proprio all’altezza, tantomeno se ci si mette pure un pessimo doppiaggio, nel quale cantato e labiale si rincorrono senza mai raggiungersi.

Loving - Recensione

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Il film racconta la storia vera di Richard (Joel Edgerton) e Mildred (Ruth Negga) Loving. Nella profonda Virginia degli anni Cinquanta, lui bianco lei nera, si uniscono in un matrimonio interrazziale mal accettato dall’ottusa società dell’epoca. Sarà l’inizio di lunghe persecuzioni e battaglie legali, un percorso minato da odio, retaggi religiosi e paura, che però aggiungerà un importante tassello sul piano dei diritti civili. Sin dal conciso titolo involontariamente simbolico, il regista Jeff Nichols, già artefice del cultTake Shelter, mette da parte ogni virtuosismo e si pone al servizio di persone semplici che meritano attenzione e una direzione composta. La pellicola poggia perciò su una struttura lineare priva d’ogni virtuosismo registico, tuttavia, sono ben riconoscibili le tracce di una cifra autoriale che pone al centro l’uomo qualunque. Un fragile essere umano minacciato da un nemico oscuro che insinua dubbi e paranoia.

Kong: Skull Island - Recensione

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Il preambolo ci porta nel 1944 in piena Guerra Mondiale dove precipitano due aerei nemici. Siamo poi nel 1973, quando un satellite fotografa un’isola sconosciuta. L’organizzazione scientifica Monarch organizza allora una spedizione con supporto militare del colonnello Packard (Samuel L. Jackson), di un veterano (Tom Hiddleston) e una fotografa (Brie Larson). Il giovane regista Jordan Vogt-Roberts ha un notevole senso del ritmo e lo dimostra con l’uso avvincente di hit musicali, e una prima parte d’introduzione ai personaggi, che vola e rapisce. I problemi sorgono con lo sbarco sull’isola, la denuncia ambientalista e lo scontro tra uomo e natura lasciano il posto a motti guerrafondai che giustifichino l’investimento. La caratterizzazione dei personaggi di Hiddleston e Larson è sommaria e posticcia, tanto che le loro azioni e reazioni suonano false. Sprecato anche John Goodman. Kong stavolta doveva lasciare spazio all’isola, alle altre bestie che la popolano, ma il re è ancora lui.

Vi presento Toni Erdmann - Recensione

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Winfried è un anziano in pensione con l’hobby di far scherzi. Alla morte del suo amato cane raggiunge a Bucarest la figlia Ines. La donna è una cinica manager in carriera che si occupa di outsourcing, in pratica di licenziare persone. Il padre, con parrucca posticcia e dentiera finta, si trasforma allora nel life coach Toni Erdmann, pronto a dispensar leggerezza e umanità. Partendo da una crisi dei rapporti famigliari, la storia diviene una consensuale terapia di coppia tra padre e figlia; obiettivo: recuperare l’empatia smarrita. Il farsesco personaggio del titolo svela così la falsità di un mondo sempre più povero d’ideali, fino ad assumere la forma di un peloso e monolitico totem, e far riscoprire tutta l’ingombrante essenzialità dei sentimenti. Una commedia primordiale e folle, che esplode in improvvise gag dolceamare. La regista tedesca Maren Ade elabora situazioni surreali e spassose. Il creativo script fa a pezzi ogni schema narrativo e di genere, con continui e imprevedibili c…

Logan - The Wolverine - Recensione

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Siamo nel 2029, e gli X-Men si sono estinti. Gli unici sopravvissuti sono Wolverine (Hugh Jackman), che fa l’autista di limousine, e il Professor X (Patrick Stewart) ormai vecchio e malato. Un giorno Logan conosce Laura, una bambina con dei poteri simili ai suoi, che scoprirà essere frutto di un progetto di laboratorio dedito a creare una nuova razza di mutanti sintetici. Dopo diciassette anni dal primo film sugli X-Men, che lanciò la carriera cinematografica di Hugh Jackman, è giunto il momento per l’attore australiano di dire addio al personaggio che l’ha reso celebre. Il film è diretto da James Mangold, già autore del precedente episodio stand-alone dell’uomo dagli artigli di adamantio. Rispetto alla scorsa pellicola, questa nuova puntata si distingue per due importanti elementi, rari nei cinecomics di largo consumo.