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Visualizzazione dei post da Settembre, 2012

L'era glaciale 4 - Recensione

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I continenti iniziano a separarsi, insieme ad alcuni dei protagonisti; riusciranno a riunirsi e a sfuggire a una banda di pirati? A grande richiesta, d’incassi e marketing, una nuova avventura del mammut, bradipo e tigre, più famosi dell’animazione CGI. Nonostante il vistoso calo qualitativo, la serie glaciale continua inesorabile, migrando dall’ironico al demenziale, dal sense of houmor all’only for the money.

Reality - Recensione

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Luciano, pescivendolo ingenuo di Napoli, vive di espedienti, e per accontentare i figli, fa il provino per partecipare al Grande Fratello. Riuscirà a dare una svolta alla propria vita? Vincitore del Grand Prix della giuria all'ultima edizione del Festival di Cannes, un film immerso nei colori saturi di uno sfarzo cafone, che parte con note fiabesche, per diventare ben presto una commedia degli orrori. Garrone adotta uno stile virtuoso e diretto, depurato da inutili estetismi, che fa sue le lezioni del Neorealismo, con una macchina da presa che sta addosso ai protagonisti e alle loro facce buffe. Volti che spesso diventano maschere grottesche, smaniose di riscatto, ma ingabbiate in una personale visione di realtà che diventa ossessione e paranoia.

Salvatore Giuliano - Capolavoro

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Film del 1961 diretto da Francesco Rosi, regista sottovalutato, e meritatamente premiato lo scorso 31 agosto alla Mostra del cinema di Venezia, col Leone d’oro alla carriera. “Salvatore Giuliano” non è la storia del famoso bandito, ma la Storia della Sicilia del dopoguerra, flagellata da criminalità, corruzione, ignoranza e movimenti indipendentisti. Ambientato nei veri luoghi della vicenda, il film lascia ai margini Giuliano, partendo dalla sua morte (5 luglio 1950) per poi muoversi tra più punti di vista, e sovrapposte linee temporali, nel periodo 1943-1960. La complessa narrazione richiede quindi molta attenzione, lo spettatore deve avere un ruolo attivo nell’indagine, facile, altrimenti, perdersi tra tanti nomi, luoghi e situazioni.

Magic Mike - Recensione

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Magic Mike (Channing Tatum) fa lo stripper nel Club di proprietà di Dallas (Matthew McConaughey), conosce il giovane Adam (Alex Pettyfer) a cui insegna il mestiere, ma soldi, droga e donne complicheranno tutto. Bando ai pregiudizi. E’ vero, un film sugli spogliarellisti, già a priori gode di poco credito, e i momenti kitsch e s-cult non mancano, ma è pur sempre diretto dal regista premio Oscar/Palma d’oro, Steven Soderbergh, le cui opere non lasciano mai indifferenti. Il suo è uno sguardo privo di moralismi, valorizzato da una fotografia livida e da una camera eclettica, capace di catturare, con la stessa empatia, i corpi scultorei che si vendono e gli sguardi disperati, sullo sfondo di un’America in crisi economica.

Pietà - Recensione

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Uno strozzino senza pietà tortura i suo debitori per fargli intascare soldi dall’assicurazione, che poi riscuote, finché un giorno incontra una donna che dice di essere sua madre. Kim Ki Duk (da recuperare "Ferro 3"), dopo alterne fortune, torna con quest’opera e vince il Leone d’oro a Venezia 2012. Il regista, grazie ad un accurata messa in scena e ad un uso “emotivo” della macchina da presa, ci fornisce la sua personale e coerente visione sul sentimento del titolo, constatandone l’assenza in un mondo ormai ostaggio del capitalismo, in cui le piccole realtà produttive devono far posto alle multinazionali, le botteghe ai grattacieli.

L'avventura - Capolavoro

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Film diretto nel 1960 da Michelangelo Antonioni; ne rappresenta il punto di svolta della sua carriera. Anna (Lea Massari) parte per una gita in barca col fidanzato Sandro (Gabriele Ferzetti) e l’amica Claudia (Monica Vitti), ma il viaggio, più che fisico, sarà esistenziale. Girato tra le isole Lipari e l'entroterra siciliano, il film ebbe una produzione sofferta, prima italiana poi francese, un’accoglienza fredda dalla critica a Cannes e accuse di oscenità dall’Italia. Un’opera da interpretare che spesso spiazza lo spettatore, in bilico tra digressioni sul binomio uomo/donna e sul dualismo ragione/istinto, con poche risposte logiche (Che fine ha fatto Anna?).

Prometheus - Recensione

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Anno 2089. Due scienziati scoprono nelle caverne le mappe stellari che indicano un pianeta da cui trarrebbe origine la razza umana. Anno 2093. Finanziati da un miliardario, e guidati da un equipaggio eterogeneo, si recano in missione per scoprirne i segreti. Prequel, newquel o reboot? La campagna marketing non lo svela, il regista nemmeno. Ridley Scott, a fine anni settanta, e al suo secondo film, mescolò il filone fantascientifico con l’horror, entrando nella storia del cinema. Lo ritroviamo nel 2012, capace ancora di costruire suggestioni visive, e pellicole ben confezionate, ma la caparbietà stilistica degli esordi ha lasciato il posto ad una bolsa stanchezza.

Ribelle - The Brave - Recensione

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PPP. Prima Principessa Pixar cercasi: e fu scelta Merida. Un’originale ambientazione scozzese, una protagonista intrepida e maschiaccio, dalla chioma rosso fuoco, e un titolo che promette un’avventura epica; basi ideali affinché la Pixar ritrovi la freschezza di scrittura di “Toy Story”, “Wall-E” e “UP”, dopo il dimenticabile “Cars 2”. Niente di tutto questo. Un film dalle due anime, in cui la prima parte punta a schemi non convenzionali nel genere, che però vengono subito ”addomesticati” (da mamma Disney?) nella seconda.

Furyo - Cult

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"Furyo" è un film del 1983 del regista Naghisa Oshima, divenuto famoso qualche anno prima per l’erotismo de "L'impero dei sensi", ed è ambientato nel 1942, in un campo di concentramento giapponese per prigionieri britannici, sull’isola di Giava. Cast internazionale che annovera la rockstar d’occidente David Bowie e quella d’oriente Ryuichi Sakamoto, (autore anche della famosa colonna sonora), insieme ad un giovane Takeshi Kitano. Il giovane comandante Yonoi (Sakamoto), frustrato dalla rigida disciplina militare, cova pulsioni represse, per il maggiore Celliers (Bowie), che sfoga con sadiche punizioni. Celliers, però, con un gesto eclatante metterà a nudo i segreti di Yonoi, dandogli pubblico disonore.

Bella addormentata - Recensione

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Accompagnato da polemiche già in fase produttiva, arriva il nuovo film di Marco Bellocchio, che al ventisettesimo lungometraggio (da vedere il recente capolavoro “Vincere”), sfida se stesso, e senza chiusure, affronta un argomento tabù come l’eutanasia. La triste vicenda di Eluana Englaro, che trovò il suo epilogo il 9 febbraio 2009, rimane sullo sfondo, mentre si elogia la libertà di scelta, con un equilibrio neutro tra visione laica e religiosa. Il film fa riflettere anche sull’arroganza mediatica, che trasformò una delicata vicenda privata in un processo pubblico, in cui ognuno, con la “propria” verità assoluta in tasca, prendeva posizioni radicali e fomentava scontri ideologici, classe politica in primis: spesso dimostrando inadeguatezza morale ed etica.

Madagascar 3 - Recensione

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Grande successo di pubblico, per l’ultimo (?) capitolo della serie con protagonisti quattro animali fuggiti dallo zoo di New York. Questa volta l’avventura si sposta a Montecarlo e in un circo che fa tappa pure nel colosseo (!). Fantasia al potere dunque, condita da un frenetico montaggio, musiche trascinanti e un caleidoscopio di colori lucenti. Ma non basta. La prima mezz’ora è simpatica, ma presto le rutilanti gag dimostrano di avere il fiato corto, i nuovi personaggi poco carisma e la noia sopraggiunge inesorabile.