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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2013

Lincoln-Recensione

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1865. L’America è straziata dalla guerra di Secessione, il presidente in carica, vuole porne fine, cercando di far approvare il XIII emendamento, che prevede l’abolizione della schiavitù. Non un lineare biopic, ma un film che si concentra solo sugli ultimi quattro mesi di vita di Lincoln, obiettivo: riconoscerne il giusto peso nella Storia. Dopo una prima mezz’ora, soffocata dai tecnicismi del sistema governativo americano, tanto da risultare macchinosa al limite del soporifero, il regista guida con mano ferma un crescendo solenne, tra pubblico, privato e temi universali. I protagonisti sono da standing ovation: Daniel Day-Lewis giganteggia, Sally Field emoziona e Tommy Lee Jones rapisce per intensità, coadiuvati da una lunga galleria dei migliori caratteristi U.S.A..

Django Unchained - Recensione

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Django (Jamie Foxx), schiavo nero, viene liberato dal cacciatore di taglie Schultz (Christoph Waltz), e insieme a lui cerca di salvare la moglie-schiava, Broomhilda von Shaft (!), dal sadico proprietario Calvin Candie (Leonardo DiCaprio). Finalmente Quentin gira il “suo” western, condito ovviamente da surreale iperviolenza, ma anche da un nobile intento antirazzista, con tanto di riuscito cameo di Franco Nero (Django nel 1966, per Sergio Corbucci). Tarantino diverte come sempre, ma rispetto a “Bastardi senza gloria” (qui recensione), la scrittura è meno vivace e con qualche forzatura, come se l’ammirato omaggio al genere, smorzasse un po’ la creatività del regista: i monologhi si accorciano, i canoni narrativi si allungano e quelli visivi sposano lo spaghetti western all’exploitation, con il consueto istrionismo dell’eccesso.

Frankenweenie - Recensione

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Tim Burton nel 1984 realizzò un corto live action, con protagonista un bambino che riporta in vita il proprio cane, con lo stesso metodo del mostro Frankenstein. Nel 2012 il regista crea un lungometraggio d’animazione stop motion, tecnica già usata ne “La sposa cadavere”, che ne riprende il concept sviluppandolo. Da subito si ritrovano tutti gli elementi tipici del suo cinema, e appena scopriamo che i compagni di classe del protagonista sono dei freaks mortiferi, veniamo rapiti dalla magia del gotico universo burtoniano. Non mancano nemmeno i consueti omaggi e citazioni a Vincent Price, Bela Lugosi e ai classici dell’horror anni ’50. Indubbio quindi il fascino dell’impianto visivo, molto meno quello di scrittura.

Cloud Atlas - Recensione

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8 personaggi, 6 storie, 5 secoli (dal 1849 al 2321), 5 generi e 3 registi. Semplificando, si potrebbe sintetizzare così, questo personale e filosofico viaggio “esplorativo”, tra tempo e spazio, diretto dai fratelli Wachowski (“Matrix”) e Tom Tykwer (“Lola Corre”). Un’impresa ambiziosa e rischiosa, perché si tratta di un film indipendente da 100 milioni di dollari, finanziato però da tante piccole realtà produttive, convinte dal divo Tom Hanks, che innamoratosi dell’idea, ha però dovuto cercar fondi lontano da Hollywood. Con lui, altri noti premi Oscar, come Halle Berry, Susan Sarandon e Jim Broadbent, tutti impegnati, grazie ad un sorprendente make-up, ad interpretare più ruoli.

The Master - Recensione

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Il marinaio americano Freddie Quell (Joaquin Phoenix) reduce di guerra del secondo conflitto mondiale, torna in patria alla ricerca di un lavoro e di un’identità. Freddie, soggiogato da alcool, istinti e paure, incontra Lancaster Dodd (Philip Seymour Hoffman), leader-filosofo di un movimento spirituale (leggi setta) che, “supportato” dalla moglie (Amy Adams), cerca seguaci. Titolo originale perfetto, perché sfrutta il duplice significato di maestro/padrone, visto che i tre protagonisti sono legati da un rapporto di dominio fisico e mentale.Magistrali le interpretazioni, superba la fotografia, densa e avvolgente la musica di Jonny Greenwood dei Radiohead.