Il capitale umano - Recensione

Brianza. Giovanni Bernaschi (Fabrizio Gifuni), finanziere di successo, e l’immobiliarista Dino (Fabrizio Bentivoglio), si conoscono grazie all’amicizia dei rispettivi figli adolescenti. Un misterioso incidente stradale sconvolge però la vita di entrambe le famiglie; principale indiziato è il rampollo viziato di casa Bernaschi, che guida un rombante suv camouflage (Lapo docet). Il film è suddiviso in tre capitoli che illustrano la vicenda attraverso i punti di vista di tre diversi protagonisti, sviscerando così la trama gialla. Paolo Virzì va oltre i consueti toni da commedia agrodolce sin qui privilegiati, confrontandosi con una struttura solo drammaturgica di più ampio respiro.
Il regista toscano sperimenta addirittura il genere thriller, adattando liberamente l’omonimo romanzo dell’americano Stephen Amidon. Bravi Gifuni e Bruni Tedeschi, mentre Bentivoglio gigioneggia troppo e Golino/Lo Cascio sono sprecati in un ruolo marginale. Virzì dirige il film più beffardo e amaro della sua carriera, tra ipocrisie che nascondono patetici sogni di ascesa sociale, e squallide giornate vuote di ricchi annoiati. Finalmente una pellicola italiana ambiziosa, che, se si esclude qualche macchiettismo, costruisce un’efficace tensione narrativa. Una satira sociale, forse più maliziosa che crudele, che non travolge, ma di certo convince. VOTO 6,5

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