Prometheus - Recensione

Anno 2089. Due scienziati scoprono nelle caverne le mappe stellari che indicano un pianeta da cui trarrebbe origine la razza umana. Anno 2093. Finanziati da un miliardario, e guidati da un equipaggio eterogeneo, si recano in missione per scoprirne i segreti. Prequel, newquel o reboot? La campagna marketing non lo svela, il regista nemmeno. Ridley Scott, a fine anni settanta, e al suo secondo film, mescolò il filone fantascientifico con l’horror, entrando nella storia del cinema. Lo ritroviamo nel 2012, capace ancora di costruire suggestioni visive, e pellicole ben confezionate, ma la caparbietà stilistica degli esordi ha lasciato il posto ad una bolsa stanchezza.
Nel film manca quell’atmosfera di opprimente angoscia e di terrore claustrofobico che avevano fatto di “Alien” (1979) un capolavoro, anche per colpa della povertà d’idee di una sceneggiatura blanda, che ricalca la struttura dell’originale. Uno script tronfio ma debole, carico di troppe domande esistenziali, filosofiche e religiose che però rimangono senza risposta. Una superficialità che “regala” scene s-cult come l’operazione chirurgica self-service con tanto di spillatura finale (sic!), spreca Charlize Theron e pure Guy Pearce. Un prodotto che sa di già visto, più adatto alla serializzazione televisiva. O ad eventuali sequel? VOTO 5

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