Au hasard Balthazar - Capolavoro


Francia, anni ’50. Nella campagna ai piedi dei Pirenei, due bambini, Jacques e Marie, si legano in un'infantile "promessa d'amore" dinanzi al loro animale “domestico”: l’asino Balthazar. Diventata adolescente, la ragazza subisce le vessazioni del teppista Gèrard*, lo sfortunato somaro viene venduto, e passando da un proprietario all’altro subisce le peggiori angherie. Il destino del ciuco, purtroppo, correrà parallelo a quello della giovane, in un legame simbiotico ben simboleggiato nella scena in cui Marie accarezza e bacia l’animale.  ‘Au hasard Balthazar’ è un gioco di parole che si può liberamente tradurre con ‘Alla deriva Balthazar’. La pellicola è girata dal regista francese Robert Bresson in un bianco e nero suggestivo ed espressivo, che in ogni scena emana poesia. E’ un racconto che procede per elissi, frammentando azioni e razionalità di un’umanità allo sbando. Qualsiasi vezzo stilistico viene annullato, in favore di una ferma e ascetica ricerca di naturalezza, che punta all’essenzialità. Bresson, infatti, diceva: “nel cinema non bisogna preoccuparsi di fare belle immagini, ma immagini necessarie”. Il suo è un linguaggio spoglio ma stratificato, guidato da un pessimismo radicale e filtrato dall’obiettività di un asino.
In questa trasposizione, austera e priva di giudizi, pensiero e volontà decretano la morte della coscienza morale. L’essere umano è ritratto in tutta la sua debolezza e meschinità, e mediante le immagini scorre tutta la propensione al Male insito nel libero arbitrio. L’opera, diventa così, l’itinerario di un’anima pura verso il suo destino, che ci mostra una desolata realtà di miseria e violenza, in un mondo ormai senza Grazia. L’asino rappresenta quella bontà d’animo che viene ogni giorno calpestata nella società moderna. La forza oggettiva dello sguardo del somaro**, diventa soggettiva per lo spettatore e viceversa, svelando così tutto il potere della visione cinematografica. Si noti bene, come la crudeltà umana, sin dal principio veicoli la natura oggettuale di Balthazar, che viene regalato come giocattolo, e di come Bresson faccia a pezzi questa tesi mandando in frantumi il carretto carico di grano***, che il corpo maltrattato di quell’essere vivente si è stancato di trainare. Nel violento percorso di Balthazar, molti critici hanno visto un’allegoria Cristiana, o addirittura la passione di Cristo; visto anche il finale tra le pecore smarrite…Un film struggente, che fa male, ma che rimane una delle indimenticabili vette del Cinema. TRAILER
*Gerard (e la sua radiolina) rappresentano il futuro…

**l'asino, animale stupido per antonomasia, in realtà si rivela il più intelligente, all’inizio gli viene fatto mangiare un pizzico di sale, simbolo di saggezza, e nell’episodio al circo dicono: per me è una bestia intelligente.
***Non a caso, simbolo religioso di rinascita, e speranza, ma anche della primavera, e quindi di una natura che si risveglia.
Scheda tecnica
titolo originale Au hasard Balthazar
genere drammatico
anno 1966
nazionalità Francia, Svezia
cast Anne Wiazemsky, François Lafarge, Walter Green
regia Robert Bresson
durata 95'
sceneggiatura Robert Bresson







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