Still Alice - Recensione


Alice Howland (Julianne Moore) è una stimata docente di linguistica all'università di Harvard. Durante un discorso, si accorge di non riuscir a trovare le parole, e mentre fa jogging, non riconosce più dove si trova. Dopo una serie di esami, le viene diagnosticata a soli 50 anni, una rara e precoce forma di Alzheimer. Alice dovrà combattere insieme ai suoi familiari, ma quanto le rimane ancora da ricordare? Onore al merito a una pellicola che parla di una malattia tanto spietata quanto invisibile. Il film, tratto da un romanzo della neuroscienziata Lisa Genova, purtroppo, aldilà delle buone intenzioni, ha uno sviluppo narrativo troppo basico e lineare, delle caratterizzazioni di contorno deboli (perché chiamare noti attori?) e dei dialoghi pessimi.
Tutto il film si poggia sulla performance della Moore, misurata e sentita, ma, diciamolo, ha fatto di meglio. Il problema, però più evidente di “Still Alice”, è che la coppia di registi Wash Westmoreland e Richard Glatzer, non dà anima allo spazio che circonda la protagonista, usando un linguaggio cinematografico piatto, che accumula banalità (basta flashback in Super 8!) e produce un piccolo e fragile film. Un'opera impersonale e visivamente convenzionale. Astenersi cinefili e ipocondriaci. VOTO 5

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