Dietro i candelabri - Recensione

Il film racconta la vita pubblica e privata, dal 1977 al 1986, di Walter Liberace (Michael Douglas) pianista showman, e omosessuale mai dichiarato, che s'innamora dell'aspirante veterinario Scott Thorson (Matt Damon). Accolto in una villa dallo stile kitsch imperiale, Scott imparerà a sue spese, le conseguenze di una vita di eccessi. La pellicola è stata rifiutata da tutte le major di Hollywood, perché considerata “troppo gay” (e non a torto...) e poi prodotta dal canale televisivo HBO. Complimenti quindi al coraggio di regista e interpreti per aver creduto in un progetto così estremo, ma purtroppo, dispiace dire che il risultato non è all'altezza di tanta caparbietà.

Steven Soderbergh, regista eclettico ma solido, qui sembra avere le idee poco chiare, mentre la sceneggiatura soffre di un banale schematismo da serial TV, risultando spesso prevedibile e ridondante, fino a sfociare nella noia. Bravo Douglas a dar forma e voce a un protagonista istrione, senza scadere nella macchietta. Un personaggio così sfaccettato porta all'uso di più registri, ma qui sono tutti fragili. Una commedia mancata, una blanda love story, un biopic con poca anima, che di quel mondo patinato e sfavillate, coglie solo la superficie. VOTO 6-

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