The Sessions - Recensione

California, anni '80. Mark O'Brien (John Hawkes) vive in un polmone d'acciaio, perché paralizzato causa poliomielite. Arrivato alla soglia dei 40, e dopo essersi confessato con il suo parroco (William H. Macy) decide di provare per la prima volta le gioie del sesso attraverso sessioni specifiche con una “partner surrogata”, Cheryl (Helen Hunt), grazie alla quale scoprirà piacere, comprensione e amore. Il film è tratto da una storia vera, già raccontata nel documentario “Breathing Lessons” del 1996 premiato con l’Oscar. Una produzione orgogliosamente indipendente, di cui si apprezza l’ottimo lavoro di scrittura, soprattutto nel tratteggio dei personaggi. La regia è precisa e funzionale, ma si distingue per sensibilità. Bravissimi i due protagonisti, Helen Hunt per questo ruolo è stata candidata agli Oscar come attrice non protagonista, con merito, visto il coraggio con cui si abbandona a nudi integrali, senza mai essere volgare. Anche John Hawkes avrebbe meritato la nomination, per la bravura con cui ci fa vivere, senza pietismi, il dolore, il genio e l’umorismo del suo Mark. Peccato per un finale frettoloso e un sottofinale che cede alle sirene del lacrimevole. “The sessions” rimane comunque un solido esempio di cinema fatto con la bontà d’animo di chi crede senza riserve a un progetto. VOTO 6+

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