Lo Hobbit - La battaglia delle Cinque Armate - Recensione

Dopo aver fatto scappare dalla montagna il drago Smaug, Bilbo (Martin Freeman) e i 13 nani, si ritrovano con il loro leader Thorin Scudodiquercia, vittima della malattia del drago, che provoca l'avidità in chi possiede il tesoro. L'umano Bard si reca però a chiedere quota parte del bottino con la sua armata, seguiranno a ruota quella degli elfi, dei nani, degli orchi e dei mannari. Avete indovinato: tutti contro tutti e botte da orbi. La sceneggiatura va a farsi benedire, personaggi principali spariscono, non si capisce chi vince e chi perde (boh?!), e una noia da videogame s'insinua leggiadra. Lo spettro emotivo dei protagonisti non trova purtroppo mai il necessario spazio e spessore, ottimi attori (Blanchett, Lee, McKellen) vengono così sprecati e alcune sequenze risultano ridicole e non all'altezza di una produzione mainstream.

Rimane un'operazione ambigua che, anche in questo terzo capitolo, conferma il tradimento allo spirito dell'opera letteraria da cui e tratta, per uniformarsi con lo stile della trilogia cinematografica de “Il Signore degli Anelli”. Il motivo del ritorno di Peter Jackson nella Terra di Mezzo, resta quindi sconosciuto, ma sia esso commerciale o artistico poco importa, il risultato lascia comunque perplessi. Tanta azione, in un tripudio fantasy dal ritmo sostenuto in cui domina la grafica digitale, ma se vi aspettate la magia, e soprattutto l'epica, rimarrete delusi. VOTO 5

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