Amine nere - Recensione


Il film racconta la storia di tre fratelli: Luigi (Marco Leonardi), un trafficante internazionale di droga, Rocco (Peppino Mazzotta) che vive a Milano e ha fatto carriera grazie a quei soldi sporchi, e Luciano (Fabrizio Ferracane), rimasto nella terra d’origine, che invece fa l’agricoltore. Il fulcro della vicenda è l'Aspromonte, nel paese di Africo, zone in cui è dominante la presenza della ‘ndrangheta. “Anime nere” è un thriller dal respiro noir, che stupisce, sia per l’ambientazione, una Calabria mai così plumbea, che per la scelta di girare nel dialetto locale, con necessari sottotitoli.
Il regista Francesco Munzi, inoltre, possiede una mirabile capacità di sintesi, e ha il pregio, dinanzi all’incedere inesorabile della tragedia, di saper sottrarre anziché aggiungere, dribblando stereotipi e macchiettismi. Ottima anche la direzione d'attori con menzione d'onore a Fabrizio Ferracane, il cui sguardo penetrante emoziona e lascia smarriti. Una bella sorpresa italiana, dalla scrittura densa e analitica, cui forse manca quello slancio autoriale, quel vigore creativo che gli avrebbe conferito lo status di “gran bel film”. Di certo è un’opera dalla marcata forza espressiva, complessa e stratificata, che merita visione, approfondimento e dibattito. Averne, in Italia. VOTO 7+


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