Qualcosa nell'aria - Recensione

Parigi 1971. I giovani del dopo ’68, (“Après mai”, come recita il titolo originale) contestano i modelli tradizionali di una società/sistema attraverso proteste di piazza, libertà sessuale, free press e letteratura underground, in un’affannosa ricerca d’identità che porti a una rivoluzione culturale. Diretto da Olivier Assayas, è un film orgogliosamente autobiografico, non a caso il protagonista diciottenne Gilles è un evidente alter ego del regista, infatti, non ne viene mostrato il solo impegno politico, ma anche l’educazione sentimentale e il percorso artistico/professionale che coincide con quello del regista.
Vi è però un accumulo di troppi elementi (leggi ricordi) che si fanno nostalgia ed evocano molti ideali, luoghi e persone senza però mai lasciare il segno, ingabbiati in una visione talmente personale da non diventare universale. La regia è puntuale e precisa, quanto poco innovativa, incornicia le immagini in una fotografia volutamente sbiadita da vero memoir, tra long take, dolly dall’alto e una camera a mano poco versatile. Un’opera intellettuale e personale, che coinvolge la testa ma non il cuore; consigliato agli ex sessantottini. VOTO 6+

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