Argo - Recensione

1979. Il tirannico scià dell’Iran, scappa e si rifugia negli Stati Uniti. I seguaci di Khomeini invadono l’ambasciata USA e prendono in ostaggio tutti, tranne sei funzionari, che trovano rifugio nell’ambasciata del Canada. Come riportarli a casa? Fingendo di girare un film di fantascienza intitolato “Argo”. Ben Affleck si conferma più credibile come regista, e dopo il cult “Gone baby gone”, e il buon poliziesco “The town”, si lancia in una sfida ancor più ambiziosa. Un’opera che mischia rigoroso impegno, suspense e un pizzico d’ironia, supportata da un’ottima messa in scena e da un incalzante montaggio. Interessante anche la riflessione metacinema, su come la fabbrica dei sogni, ne “costruisca” di veri e utili.
Tra il primo e secondo tempo, però, il film muta: da teso e potente thriller politico, a prevedibile prodotto americano. Un misto di patriottismo, buoni sentimenti e scene telefonate, che inoltre, sacrifica i personaggi, vedi lo scarno spessore dei 6 “ospiti” e lo spreco del formidabile duo John Goodman/Alan Arkin. Una storia che meritava meno forzature e maggior compattezza, di certo ad Affleck abilità e talento non mancano, e magari l’esperienza lo renderà più equilibrato. VOTO 6/7

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