The tree of life

“The tree of life” di Terrence Malick merita e necessita almeno due visioni per essere assimilato, cosa che io ho fatto: dalla prima sono uscito ubriaco e pieno di dubbi, dalla seconda con la consapevolezza di aver assistito ad una delle opere più ambiziose e possenti della storia del cinema. Un progetto folle, a tratti ermetico, che porta all’estremo la sperimentazione registica, sia per come sfida i registri narrativi accostando micro (le tensioni di una famiglia) e macro (la genesi dell’universo), che per la cura maniacale della costruzione visiva, in cui convivono lirismo e naturalismo. Un saggio filosofico sul dualismo tra Natura e Grazia: la prima dà e toglie, con brutale fatalità, alla seconda, e su questa eterna lotta pesa il silenzio di Dio; ma anche un percorso soggettivo e universale, sospeso tra passato e futuro, tra ricordo e speranza, che chiude non a caso con l’immagine di un ponte. Un’ opera che, come suggerisce una delle battute del film, non va solo guardata, ma osservata: con molta attenzione. Capolavoro. VOTO 10

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