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I toni dell'amore - Recensione

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New York. Ben (John Lithgow) e George (Alfred Molina), coppia gay over 60, stanno insieme da 39 anni e decidono di sposarsi; questa scelta però porterà George a essere licenziato dalla scuola cattolica in cui lavora. I due perdono pure la loro casa, e sono costretti a dover essere ospitati da amici e a vivere separati. Una pellicola elegante e delicata, di cui, come suggerisce il titolo, sono proprio i toni a stupire. A una visione sommaria, è un film che si prende i suoi tempi, collezionando molte scene di transizione che costringono lo spettatore a chiedersi: e quindi? Si prova, inoltre, una certa irritazione nel veder sfiorare temi sociali importanti senza mai approfondirli, ma a conti fatti si rivela una scelta e non una mancanza.

Il sale della terra - Recensione

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Documentario diretto da Wim Wenders e Sebastião Salgado , che racconta la storia lavorativa (ma non solo…) di quest’ultimo.   Salgado, noto fotografo brasiliano, ripercorre in ordine cronologico, i viaggi dei suoi reportage, mentre sullo schermo scorrono le attinenti foto in bianco e nero, che colpiscono, commuovono e a volte fanno anche male. Luce, immagini e tante storie, la natura stessa del Cinema. Lo vediamo così muoversi tra gli orsi della Siberia, nel mezzo del genocidio in Rwanda e tra le tribù del Rio delle Amazzoni, sempre con la sua macchina fotografica in mano. La cronaca di un mestiere, certo, ma anche lo stile di vita di un artista che osserva la Terra in tutta la sua bellezza, e la sua violenza, con un occhio che penetra l’essenza delle fotografie estraendone tutta l’umanità.

Due giorni, una notte - Recensione

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Sandra, giovane operaia, interpretata dal premio Oscar Marion Cotillard, vorrebbe tornare al lavoro dopo un periodo di depressione, ma a pochi giorni dal rientro, il titolare propone ai dipendenti un bonus di 1.000 € in cambio del suo licenziamento. Sandra, avrà solo il tempo del titolo, per incontrare e convincere 16 colleghi a rinunciare al premio e a votare a suo favore. I due fratelli belgi, Jean-Pierre e Luc Dardenne, rispetto alle precedenti pellicole, ci regalano una regia meno incisiva, ma non per questo minore in termini artistici. La forza del realismo sposa un linguaggio visivo più canonico, ma sempre permeato da una cifra stilistica riconoscibile, che “pedina” il quotidiano, sposandolo col più sincero impegno figlio dell’attualità, e dei nostri magri tempi, in cui anche la solidarietà viene schiacciata dal capitalismo.

Addio al linguaggio - Recensione

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Il regista francese Jean-Luc Godard, a 84 anni suonati, si conferma sperimentatore e innovatore, con quest’opera che vuole sradicare le convenzioni del Cinema, sfidandone la Natura attraverso la Metafora. Un’audace sperimentazione, che per genuina curiosità, mette a zittire tanti giovani talentuosi (o presunti tali) registi “moderni”; e se qualcuno mette ancora in dubbio la smania cinefila del maestro JLG, lui diventa cinofilo! Via libera dunque a provocazioni concettuali e sonore: grandi scritte a tutto schermo, seguite da musica ossessiva, accompagnate da momenti intimi financo scatologici. L’unico elemento tangibile in termini di trama, a raccontarlo, sembra l’incipit di una barzelletta: ci sono una donna, un uomo, e un cane…eppure, l’esito è uno scontro frontale tra forma e contenuto, con al centro uno spettatore sempre più confuso e trascinato in un flusso torrenziale d’immagini. Fotogrammi di celluloide si fondono con filmati digitali: gonfiati, deformati e alterati, da un...

Lo sciacallo - Recensione

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Si sa, in tempi di crisi se non si trova lavoro bisogna inventarselo…Louis Bloom (Jake Gyllenhall) è un trentenne disoccupato, mosso da frustrazione e da una rabbia repressa, che diventa, quasi per caso, un videoreporter free lance. Lou, collegato alle frequenze radio della polizia e con camera in spalla, rincorre i sanguinolenti fatti di cronaca nella notte di Los Angeles. L’obiettivo è rivendere le immagini ai TG locali, ma il suo ego e la smania di successo, lo porteranno verso una deriva morale senza scrupoli. Debutto alla regia dello sceneggiatore 55enne Dan Gilroy, che dirige con la stessa eccitazione che anima il suo protagonista, ma con mano sicura. Gyllenhall per questa parte ha perso almeno 10 chili, volto scavato e occhi a palla, fornisce una delle sue migliori interpretazioni, ma anche Rene Russo (moglie del regista) dona alla spietata responsabile del network, un’energica quanto fragile intensità.

Torneranno i prati - Recensione

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1917. Prima Guerra mondiale , una sola, lunga e fredda notte in trincea. Fronte Nord-Est, un manipolo di soldati italiani attende impaurito e indifeso l’attacco dei tedeschi, ma attraverso il maggiore (Claudio Santamaria) arriva un ordine perentorio, che porterà a un dolente calvario, e al massacro di giovani innocenti. Film girato sull’altopiano di Asiago, in sole 7 settimane, e in condizioni ambientali e atmosferiche proibitive. Diretto dal Maestro Ermanno Olmi a 83 anni (!), a dimostrazione di una passione per il cinema che supera ogni limite.

Synecdoche, New York - CULT

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Film U.S.A. del 2008, distribuito da noi solo nel 2014 (sic!), e unica opera da regista dello sceneggiatore Charlie Kaufman, già autore di cult assoluti come “Se mi lasci ti cancello” e “Essere John Malkovich”. E’ la storia del regista teatrale Caden Cotard (Philip Seymour Hoffman) che abbandonato da moglie (Catherine Keener) e figlia, grazie a un importante premio economico, mette in scena uno spettacolo di enormi dimensioni che fonde finzione e vita reale, in un folle ibrido che intrappola tempo e persone, accumulando elementi sinistri quanto onirici. Un gioco cerebrale a incastro che scombina le regole del cinema, invitando lo spettatore ad abbandonarsi al più smodato surrealismo, che sfocia in una potente, quanto curiosa, riflessione esistenziale.